venerdì 11 maggio 2007

Matteo 11,16-19 Gesù giudica la gente del suo tempo

Gesù giudica la gente del suo tempo
(Mt 11,16-19) "Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. E' venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. E' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle su opere". (CCC n. 2475) I discepoli di Cristo hanno rivestito "l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera" (Ef 4,24). "Deposta la menzogna" (Ef 4,25), essi devono respingere "ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza" (1 Pt 2,1). (CCC n. 2477) Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno. Si rende colpevole: di giudizio temerario colui che, anche solo tacitamente, ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo; di maldicenza colui che senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano (Sir 21,28); di calunnia colui che, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a giudizi erronei sul loro conto.

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