Lc 11, 1-4 Gesù insegna a pregare

Capitolo 11°
(Lc 11, 1-4) Gesù insegna a pregare

[1] Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". [2] Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; [3] dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, [4] e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione". (CCC 2601) Non è forse anzitutto contemplando il suo Maestro orante che nel discepolo di Cristo nasce il desiderio di pregare? Può allora impararlo dal Maestro della preghiera. E' contemplando ed ascoltando il Figlio che i figli apprendono a pregare il Padre. (CCC 2759) “Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli"” (Lc 11,1). E' in risposta a questa domanda che il Signore affida ai suoi discepoli e alla sua Chiesa la preghiera cristiana fondamentale. San Luca ne dà un testo breve (di cinque richieste), [Lc 11,2-4] san Matteo una versione più ampia (di sette richieste) [Mt 6,9-13]. La tradizione liturgica della Chiesa ha sempre usato il testo di san Matteo: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal Male”. (CCC 2632) La domanda cristiana è imperniata sul desiderio e sulla ricerca del Regno che viene, conformemente all'insegnamento di Gesù [Mt 6,10; 6,33; Lc 11,2; 11,13]. Nelle domande esiste una gerarchia: prima di tutto si chiede il Regno, poi ciò che è necessario per accoglierlo e per cooperare al suo avvento. Tale cooperazione alla missione di Cristo e dello Spirito Santo, che ora è quella della Chiesa, è l'oggetto della preghiera della comunità apostolica [At 6,6; 13,3]. E' la preghiera di Paolo, l'Apostolo per eccellenza, che ci manifesta come la sollecitudine divina per tutte le Chiese debba animare la preghiera cristiana [Rm 10,1; Ef 1,16-23; Fil 1,9-11; Col 1,3-6; 4,3-4; 1,12]. Mediante la preghiera ogni battezzato opera per l'avvento del Regno. (CCC 2845) Non c'è né limite né misura a questo perdono essenzialmente divino [Mt 18,21-22; Lc 17,3-4]. Se si tratta di offese (di “peccati” secondo Lc 11,4 o di “debiti” secondo Mt 6,12), in realtà noi siamo sempre debitori: “Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole” (Rm 13,8). La comunione della Santissima Trinità è la sorgente e il criterio della verità di ogni relazione [1Gv 3,19-24]. Essa è vissuta nella preghiera, specialmente nell'Eucaristia: [Mt 5,23-24] “Dio non accetta il sacrificio di coloro che fomentano la divisione; dice loro di lasciare sull'altare l'offerta e di andare, prima, a riconciliarsi con i loro fratelli. Dio vuole che ce lo riconciliamo con preghiere che salgono da cuori pacificati. Ciò che più fortemente obbliga Dio è la nostra pace, la nostra concordia, l'unità di tutto il popolo dei credenti, nel Padre nel Figlio e nello Spirito Santo” [San Cipriano di Cartagine, De oratione dominica, 23: PL 4, 535C-536A].

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