Lc 24, 50-53 L’Ascensione

(Lc 24, 50-53) L’Ascensione
[50] Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. [51] Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. [52] Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; [53] e stavano sempre nel tempio lodando Dio. (CCC 659) “Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio” (Mc 16,19). Il Corpo di Cristo è stato glorificato fin dall'istante della sua Risurrezione, come lo provano le proprietà nuove e soprannaturali di cui ormai gode in permanenza [Lc 24,31; Gv 20,19; 20,26]. Ma durante i quaranta giorni nei quali egli mangia e beve familiarmente con i suoi discepoli [At 10,41] e li istruisce sul Regno, [At 1,3] la sua gloria resta ancora velata sotto i tratti di una umanità ordinaria [Mc 16,12; Lc 24,15; Gv 20,14-15; 21,4]. L'ultima apparizione di Gesù termina con l'entrata irreversibile della sua umanità nella gloria divina simbolizzata dalla nube [At 1,9; Lc 9,34-35; Es 13,22] e dal cielo [Lc 24,51] ove egli siede ormai alla destra di Dio [Mc 16,19; At 2,33; 7,56; Sal 110,1]. In un modo del tutto eccezionale ed unico egli si mostrerà a Paolo “come a un aborto” (1Cor 15,8) in un'ultima apparizione che costituirà apostolo Paolo stesso [1Cor 9,1; Gal 1,16]. (CCC 660) Il carattere velato della gloria del Risorto durante questo tempo traspare nelle sue misteriose parole a Maria Maddalena: “Non sono ancora salito al Padre: ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” (Gv 20,17). Questo indica una differenza di manifestazione tra la gloria di Cristo risorto e quella di Cristo esaltato alla destra del Padre. L'avvenimento ad un tempo storico e trascendente dell'Ascensione segna il passaggio dall'una all'altra. (CCC 661) Quest'ultima tappa rimane strettamente unita alla prima, cioè alla discesa dal cielo realizzata nell'Incarnazione. Solo colui che è “uscito dal Padre” può far ritorno al Padre: Cristo [Gv 16,28]. “Nessuno è mai salito al cielo fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo” (Gv 3,13) [Ef 4,8-10]. Lasciata alle sue forze naturali, l'umanità non ha accesso alla “Casa del Padre” (Gv 14,2), alla vita e alla felicità di Dio. Soltanto Cristo ha potuto aprire all'uomo questo accesso “per darci la serena fiducia che dove è lui, Capo e Primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria [Messale Romano, Prefazio dell'Ascensione I]. (CCC 664) L'essere assiso alla destra del Padre significa l'inaugurazione del regno del Messia, compimento della visione del profeta Daniele riguardante il Figlio dell'uomo: “[Il Vegliardo] gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” (Dn 7,14). A partire da questo momento, gli Apostoli sono divenuti i testimoni del “Regno che non avrà fine” [Simbolo di Nicea-Costantinopoli].

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