Lc 4, 42-44 Gesù percorre la Giudea

(Lc 4, 42-44) Gesù percorre la Giudea
[42] Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro. [43] Egli però disse: "Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato". [44] E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea. (CCC 581) Gesù è apparso agli occhi degli Ebrei e dei loro capi spirituali come un “rabbi” [Gv 11,28; 3,2; Mt 22,23-24; 22,34-36]. Spesso egli ha usato argomentazioni che rientravano nel quadro dell'interpretazione rabbinica della Legge [Mt 12,5; 9,12; Mc 2,23-27; Lc 6,6-9; Gv 7,22-23]. Ma al tempo stesso, Gesù non poteva che urtare i dottori della Legge; infatti, non si limitava a proporre la sua interpretazione accanto alle loro: “Egli insegnava come uno che ha autorità e non come i loro scribi” (Mt 7,29). In lui, è la Parola stessa di Dio, risuonata sul Sinai per dare a Mosè la Legge scritta, a farsi di nuovo sentire sul Monte delle Beatitudini [Mt 5,1]. Essa non abolisce la Legge, ma la porta a compimento dandone in maniera divina l'interpretazione definitiva: “Avete inteso che fu detto agli antichi... ma io vi dico” (Mt 5,33-34). Con questa stessa autorità divina, Gesù sconfessa certe “tradizioni degli uomini” (Mc 7,8) care ai farisei i quali annullano “la Parola di Dio (Mc 7,13). (CCC 543) Tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di Israele, [Mt 10,5-7] questo Regno messianico è destinato ad accogliere gli uomini di tutte le nazioni [Mt 8,11; Mt 28,19]. Per accedervi, è necessario accogliere la Parola di Gesù: La Parola del Signore è paragonata appunto al seme che viene seminato in un campo: quelli che l'ascoltano con fede e appartengono al piccolo gregge di Cristo hanno accolto il Regno stesso di Dio; poi il seme per virtù propria germoglia e cresce fino al tempo del raccolto [Lumen gentium, 5].

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