Lc 6, 12-16 Gesù sceglie i Dodici

(Lc 6, 12-16) Gesù sceglie i Dodici
[12] In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. [13] Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: [14] Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, [15] Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelòta, [16] Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. (CCC 1575) E' Cristo che ha scelto gli Apostoli e li ha resi partecipi della sua missione e della sua autorità. Innalzato alla destra del Padre, non abbandona il suo gregge, ma lo custodisce e lo protegge sempre per mezzo degli Apostoli e ancora lo conduce sotto la guida di quegli stessi pastori che continuano oggi la sua opera [Messale Romano, Prefazio degli Apostoli I]. E' dunque Cristo che stabilisce alcuni come apostoli, altri come pastori [Ef 4,11]. Egli continua ad agire per mezzo dei vescovi [Lumen gentium, 21]. (CCC 1576) Poiché il sacramento dell'Ordine è il sacramento del ministero apostolico, spetta ai vescovi in quanto successori degli Apostoli trasmettere “questo dono dello Spirito”, [Lumen gentium, 21] “il seme apostolico” [Lumen gentium, 21]. I vescovi validamente ordinati, che sono cioè nella linea della successione apostolica, conferiscono validamente i tre gradi del sacramento dell'Ordine [Innocenzo III, Lettera Eius exemplo: DS, 794; Concilio Lateranense IV: ib., 802; Codice di Diritto Canonico, 1012; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 744; 747]. (CCC 1578) Nessuno ha un diritto a ricevere il sacramento dell'Ordine. Infatti nessuno può attribuire a se stesso questo ufficio. Ad esso si è chiamati da Dio [Eb 5,4]. Chi crede di riconoscere i segni della chiamata di Dio al ministero ordinato, deve sottomettere umilmente il proprio desiderio all'autorità della Chiesa, alla quale spetta la responsabilità e il diritto di chiamare qualcuno a ricevere gli Ordini. Come ogni grazia, questo sacramento non può essere ricevuto che come un dono immeritato.

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