Lc 6, 24-26 Gesù apostrofa i ricchi
(Lc 6, 24-26) Gesù apostrofa i ricchi
[24] Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. [25] Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. [26] Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti. (CCC 2556) Il distacco dalle ricchezze è indispensabile per entrare nel Regno dei cieli. “Beati i poveri in spirito”. (CCC 29) Ma questo “intimo e vitale legame con Dio” [Gaudium et spes, 19] può essere dimenticato, misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dall'uomo. Tali atteggiamenti possono avere origini assai diverse: [Ib., 19-21] la ribellione contro la presenza del male nel mondo, l'ignoranza o l'indifferenza religiosa, le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze, [Mt 13,22] il cattivo esempio dei credenti, le correnti di pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza dell'uomo peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio [Gen 3,8-10] e a fuggire davanti alla sua chiamata [Gn 1,3]. (CCC 2547) Il Signore apostrofa i ricchi, perché trovano la loro consolazione nell'abbondanza dei beni (Lc 6,24). “Il superbo cerca la potenza terrena, mentre il povero in spirito cerca il Regno dei cieli” [Sant'Agostino, De sermone Domini in monte, 1, 1, 3: PL 34, 1232]. L'abbandono alla Provvidenza del Padre del cielo libera dall'apprensione per il domani [Mt 6,25-34]. La fiducia in Dio prepara alla beatitudine dei poveri. Essi vedranno Dio. (CCC 1941) I problemi socio-economici non possono essere risolti che mediante il concorso di tutte le forme di solidarietà: solidarietà dei poveri tra loro, dei ricchi e dei poveri, dei lavoratori tra loro, degli imprenditori e dei dipendenti nell'impresa, solidarietà tra le nazioni e tra i popoli. La solidarietà internazionale è un'esigenza di ordine morale. La pace del mondo dipende in parte da essa. (CCC 2241) Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l'ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L'immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.