Mc 13, 28-32 Parabola del fico
(Mc 13, 28-32) Parabola del fico
[28] Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; [29] così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. [30] In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. [31] Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. [32] Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. (CCC 474) La conoscenza umana di Cristo, per la sua unione alla Sapienza divina nella Persona del Verbo incarnato, fruiva in pienezza della scienza dei disegni eterni che egli era venuto a rivelare [Mc 8,31; 9,31; 10,33-34; 14,18-20; 8,26-30]. Ciò che in questo campo dice di ignorare, [Mc 13,32] dichiara altrove di non avere la missione di rivelarlo [At 1,7]. (CCC 670) Dopo l'Ascensione, il disegno di Dio è entrato nel suo compimento. Noi siamo già nell'“ultima ora” (Gv 2,18) [1Pt 4,7]. “Già dunque è arrivata a noi l'ultima fase dei tempi e la rinnovazione del mondo è stata irrevocabilmente fissata e in un certo modo è realmente anticipata in questo mondo; difatti la Chiesa già sulla terra è adornata di una santità vera, anche se imperfetta” [Lumen gentium, 48]. Il Regno di Cristo manifesta già la sua presenza attraverso i segni miracolosi [Mc 16,17-18] che ne accompagnano l'annunzio da parte della Chiesa [Mc 16,20].