Mc 16, 9-14 Apparizioni di Gesù risorto
(Mc 16, 9-14) Apparizioni di Gesù risorto
[9] Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. [10] Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. [11] Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. [12] Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. [13] Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. [14] Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. (CCC 643) Davanti a queste testimonianze è impossibile interpretare la Risurrezione di Cristo al di fuori dell'ordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico. Risulta dai fatti che la fede dei discepoli è stata sottoposta alla prova radicale della passione e della morte in croce del loro Maestro da lui stesso preannunziata [Lc 22,31-32]. Lo sbigottimento provocato dalla passione fu così grande che i discepoli (almeno alcuni di loro) non credettero subito alla notizia della Risurrezione. Lungi dal presentarci una comunità presa da una esaltazione mistica, i Vangeli ci presentano i discepoli smarriti [Avevano il “volto triste”: Lc 24,17] e spaventati, [Gv 20,19] perché non hanno creduto alle pie donne che tornavano dal sepolcro e “quelle parole parvero loro come un vaneggiamento” (Lc 24,11) [Mc 16,11; 16,13]. Quando Gesù si manifesta agli Undici la sera di Pasqua, li rimprovera “per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato” (Mc 16,14). (CCC 644) Anche messi davanti alla realtà di Gesù risuscitato, i discepoli dubitano ancora, [Lc 24,38] tanto la cosa appare loro impossibile: credono di vedere un fantasma [Lc 24,39]. “Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti” (Lc 24,41). Tommaso conobbe la medesima prova del dubbio [Gv 20,24-27] e, quando vi fu l'ultima apparizione in Galilea riferita da Matteo, “alcuni… dubitavano” (Mt 28,17). Per questo l'ipotesi secondo cui la Risurrezione sarebbe stata un “prodotto” della fede (o della credulità) degli Apostoli, non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella Risurrezione è nata - sotto l'azione della grazia divina - dall'esperienza diretta della realtà di Gesù Risorto. (CCC 645) Gesù risorto stabilisce con i suoi discepoli rapporti diretti, attraverso il contatto [Lc 24,39; Gv 20,27] e la condivisione del pasto [Lc 24,30; 24,41-43; Gv 21,9; 21,13-15]. Li invita a riconoscere da ciò che egli non è un fantasma, [Lc 24,39] ma soprattutto a constatare che il corpo risuscitato con il quale si presenta a loro è il medesimo che è stato martoriato e crocifisso, poiché porta ancora i segni della passione [Lc 24,40; Gv 20,20; 20,27]. Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso le proprietà nuove di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole, [Mt 28,9; 28,16-17; Lc 24,15; 24,36; Gv 20,14; 20,19; 20,26; 21,4] poiché la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra e ormai non appartiene che al dominio divino del Padre [Gv 20,17]. Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole: sotto l'aspetto di un giardiniere [Gv 20,14-15] o sotto altre sembianze, [Mc 16,12] che erano familiari ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede [Gv 20,14; 20,16; 21,4; 20,7].