martedì 11 settembre 2012

Gaudium et spes n. 37 e commento CCC



37. L'attività umana corrotta dal peccato.

Vanità e malizia stravolgono l'operosità in strumento di peccato

[n. 37c] Per questo la Chiesa di Cristo, fiduciosa nel piano provvidenziale del Creatore, mentre riconosce che il progresso umano può servire alla vera felicità degli uomini, non può tuttavia fare a meno di far risuonare il detto dell'Apostolo: «Non vogliate adattarvi allo stile di questo mondo» (Rm12,2) e cioè a quello spirito di vanità e di malizia che stravolge in strumento di peccato l'operosità umana, ordinata al servizio di Dio e dell'uomo.
(CCC 1050) “Infatti i beni della dignità dell’uomo, della comunione fraterna e della libertà, cioè tutti questi buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il Regno eterno e universale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39]. Dio allora sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28), nella vita eterna: “La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che attraverso il Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i suoi doni celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna” [San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses illuminandorum, 18, 29: PG 33, 1049]. (CCC 1047) Anche l'universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, “affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 32, 1: PG 7, 1210], partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto.

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