domenica 18 ottobre 2015

Commento CCC a YouCat Domanda n. 192 - Parte IV.



YOUCAT Domanda n. 192 - Parte IV. Può la Chiesa modificare e rinnovare la liturgia?


(Risposta Youcat ripetizione) Ci sono parti modificabili e parti immodificabili della Liturgia. Immodificabile è tutto ciò che è di origine divina, come ad esempio le parole di Gesù in occasione dell’ultima cena. Accanto a queste ci sono parti modificabili, che la Chiesa talvolta deve addirittura modificare. Il mistero di Cristo deve essere annunciato, celebrato e vissuto in tutti i tempi; per questo la liturgia deve corrispondere allo spirito e alla cultura di tutti i popoli.    

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1204) La celebrazione della liturgia deve quindi corrispondere al genio e alla cultura dei diversi popoli [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 37-40]. Affinché il mistero di Cristo sia “rivelato […] a tutte le genti perché obbediscano alla fede” (Rm 16,26), esso deve essere annunziato, celebrato e vissuto in tutte le culture, così che queste non vengono abolite, ma recuperate e portate a compimento grazie ad esso [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 53]. La moltitudine dei figli di Dio, infatti, ha accesso al Padre, per rendergli gloria, in un solo Spirito, con e per mezzo della propria cultura umana, assunta e trasfigurata da Cristo.

Per meditare

(Commento Youcat) Gesù ha raggiunto tutto l’uomo, la sua mente e il suo intelletto, il suo cuore e la sua volontà; esattamente questo è quello che egli vuole anche nella  Liturgia. Per questo essa ha in Africa aspetti diversi da quelli che ha in Europa, nelle case per anziani ha tratti diversi che nelle giornate mondiali della gioventù e nelle parrocchie diversi che nei conventi. Ma deve essere sempre riconoscibile che si tratta dell’unica liturgia dell’unica Chiesa diffusa in tutto il mondo.  

(Commento CCC) (CCC 1206) “La diversità liturgica può essere fonte di arricchimento, ma può anche provocare tensioni, reciproche incomprensioni e persino scismi. In questo campo è chiaro che la diversità non deve nuocere all'unità. Essa non può esprimersi che nella fedeltà alla fede comune, ai segni sacramentali, che la Chiesa ha ricevuto da Cristo, e alla comunione gerarchica. L'adattamento alle culture esige anche una conversione del cuore e, se è necessario, anche rotture con abitudini ancestrali incompatibili con la fede cattolica” [Giovanni Paolo II, Lett. ap. Vicesimus quintus annus, 16]. (Fine)  

(Prossima domanda: C’è una logica interna che lega i sacramenti fra loro?)

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