venerdì 23 dicembre 2016

Natale: Messa vespertina o vigiliare. Cristo luce eterna e invincibile



TEMPO NATALIZIO


Gesù è l’erede della promessa messianica e davidica. Egli è il vertice di tutta la speranza, l’attesa e la storia biblica. Attraverso la rivelazione dell’angelo, Giuseppe, discendente di David, dà a Gesù, Figlio di Dio, l’inserimento ufficiale nella linea e nella storia davidica, per cui Gesù è veramente il Figlio di Davide. Sarà, quindi, invocato e osannato con questo nome, quando si manifesterà come nostro Salvatore e agirà come nostro Redentore.

 

Natale: Messa vespertina o vigiliare A, B, C. Cristo luce eterna e invincibile



Alle tre Messe di mezzanotte, aurora e giorno, da tempo celebrate a Natale, la riforma del Concilio Vaticano II ha aggiunto la Messa vespertina della vigilia. Poiché il mistero dell’Incarnazione è inesauribile, ogni Messa presenta letture diverse e complementari. Il Natale è la luce di Cristo che splende sul mondo e nel mondo, sull’uomo e nell’uomo. Già nel III secolo si scelse la fine di dicembre per dare un senso cristiano alla festa pagana, molto diffusa, del “Sol Invictus”. Di qui la presentazione di Gesù Cristo come vero Sol Invictus ossia “invincibile luce eterna”. Mentre le feste pagane invernali esaltavano la luce materiale in confronto alla notte, le liturgie natalizie mostrarono Cristo vera luce nuova che splende del fulgore del Padre (Prefazio I) e viene a tutti noi, vincendo definitivamente tutte le nostre oscurità e le tenebre che affliggono l’umanità. L’Alleluia al Vangelo indica il fondamento della vera gioia: “Domani sarà distrutto il peccato della terra e regnerà su di noi il Salvatore del mondo”.                                                  

 

Ascoltiamo la Parola di Dio   


Is 62, 1-5: 1Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada.2Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà.3Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio.4Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. 5Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te”.

At 13, 16-17. 22-25: 16Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: "Uomini d'Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. 17Il Dio di questo popolo d'Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d'Egitto, e con braccio potente li condusse via di là.  22E, dopo averlo rimosso, suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: "Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri".23Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. 24Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d'Israele. 25Diceva Giovanni sul finire della sua missione: "Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali"”.

Mt 1, 18-25; 18Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".22Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:23 Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele ,che significa Dio con noi . 24Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; 25senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù”. 

 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo


Le orazioni di questa messa vigiliare esprimono una trepidante attesa del “Grande Domani”: il Natale. Esse dicono: Domani vedrete la sua gloria; Domani sarà distrutto il peccato della terra; Domani si rivelerà la gloria del Signore. Nelle successive messe di Natale, la parola di Isaia racconta ciò che sta già accadendo. In questa Messa, invece, annuncia ciò che accadrà
Isaia presenta le immagini di uno sposalizio in cui Dio è il giovane sposo regale che dona alla sua vergine sposa, Gerusalemme, la salvezza, la giustizia e la gloria, rendendola una preziosa corona e uno splendido diadema nelle sue mani divine. Nella Scrittura, immagini bellissime e suggestive descrivono l’Incarnazione di Cristo come nozze splendide ed eterne per indicare che il Signore trova le sue delizie nel suo popolo. 
Nella seconda lettura, S. Paolo completa la narrazione, rilevando che Gesù, già indicato da tutti i profeti, nel battesimo di conversione del Battista è presentato come il vero Salvatore d’Israele, che porta a compimento tutte le promesse divine. Gesù, quindi è il vero Figlio di David, ed è il vero uomo che adempie tutti i voleri del Padre, secondo il suo immenso amore. Anche l’Alleluia al Vangelo sottolinea il grande domani nel quale il peccato della terra sarà distrutto e il Salvatore del mondo regnerà su tutti. Matteo apre il suo Vangelo presentando la “genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo”, “nel quale tutte le nazioni saranno benedette”. 
È una genealogia speciale che descrive, a grandi linee, il lungo percorso della storia della salvezza, che è fiorito nella nascita di Gesù. Il lungo elenco di nomi, di tante epoche diverse, esprime la lunga attesa dell’umanità. Matteo la disegna con un grande scenario: il succedersi delle generazioni, che riassumono la storia del popolo di Dio, tutta orientata e ordinata verso il Messia, il Cristo, il consacrato del Signore. Matteo la dispone in tre anelli di quattordici nomi ciascuno. Il numero quattordici, nella mistica ebraica delle cifre, esprimeva le tre lettere “DWD”, che compongono il nome ebraico di David. 
Con ciò mostra che Gesù è vero erede di David. La sua eredità è la promessa messianico-davidica, vertice di tutte le attese bibliche e della storia della salvezza. Nella quarta domenica d’Avvento, la “annunciazione a Giuseppe”, indicava che l’ingresso di Cristo nella storia non avviene per opera umana, ma per esplicito intervento di Dio. Mediante la rivelazione dell’angelo Giuseppe conosce la sua vocazione e comprende la sua missione. 
Non è il padre di Gesù ma soltanto lo sposo di Maria, che Dio ha scelto per conferire a Gesù la linea legale e ufficiale della storia davidica. In tale storia il Figlio di Dio deve manifestarsi e salvare il popolo d’Israele come Figlio di David. Giuseppe, uomo giusto, obbedisce e asseconda in tutto il progetto di Dio. Natale, però, annunzia che Gesù è Salvatore non solo d’Israele ma, anzitutto il vero Salvatore e l’unico autentico Redentore di tutta l’umanità. Egli è il “Dio con noi” per noi tutti.   

 

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa   


Le preghiere della vigilia del Natale invocano che l’incontro di oggi, aperto alla gioia imminente e alla speranza, e l’incontro finale col nostro Redentore siano una gran festa: “O Padre, che ogni anno ci fai vivere nella gioia qua vigilia del Natale, concedi che possiamo guardare senza timore, quando verrà come giudice, il Cristo tuo Figlio che accogliamo in festa come Redentore”. 
Inoltre, il sacrificio eucaristico ci dia sempre la forza necessaria per rinnovare continuamente il nostro fervore nell’attesa del grande giorno finale: “Concedi al tuo popolo, Signore, di celebrare con rinnovato fervore questo sacrificio, nella vigilia del grande giorno che ha dato inizio alla nostra redenzione”. 
Il Figlio di Dio, nostro cibo e bevanda nel sacramento eucaristico, rinnovi tutta la forza di santità e di salvezza che porta con sé ogni celebrazione della sua nascita: “Concedi ai tuoi fedeli, o Padre, di attingere nuova forza da quest’annuale celebrazione della nascita del tuo unico Figlio, che si fa nostro cibo e bevanda nel sacramento di salvezza”.   

GUALBERTO GISMONDI  OFM

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