lunedì 16 gennaio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 358 – Parte II.



YOUCAT Domanda n. 358 – Parte II. Perché l'Antico Testamento proibisce le immagini degli dèi, e perché noi cristiani, oggi, non ci atteniamo più a questo precetto?


(Risposta Youcat – ripetizione) Il primo comandamento determinò il precetto: «Non ti farai alcuna immagine di Dio» (Es 20, 4) per proteggere il mistero di Dio e per differenziarsi dalle culture pagane. Poiché però Dio stesso si è dato un volto umano in Gesù Cristo, il divieto di fabbricare immagini venne abolito dal Cristianesimo; nella Chiesa orientale le Icone sono addirittura sacre.   

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2131) Fondandosi sul mistero del Verbo incarnato, il settimo Concilio ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. Incarnandosi, il Figlio di Dio ha inaugurato una nuova “economia” delle immagini.

Per meditare

(Commento Youcat) La convinzione dei padri di Israele dell'assoluta superiorità di Dio a ogni cosa e a tutto ciò che si trova nel mondo (Trascendenza), è ancora viva nell'Ebraismo come anche nell'Islam, religioni per le quali ancor oggi non è ammessa alcuna immagine di Dio. In seno al Cristianesimo, già a partire dal quarto secolo, questo precetto è stato abrogato in relazione a Cristo e venne abolito con il secondo Concilio di Nicea del 787. Con la sua incarnazione, Dio non è più assolutamente inconcepibile; dopo Gesù noi possiamo farci un'immagine della sua essenza; «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14, 9). 

 (Commento CCC) (CCC 2132) Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, “l'onore reso ad un'immagine appartiene a chi vi è rappresentato” [San Basilio Magno, Liber de Spiritu Sancto 18, 45: PG 32, 149], e “chi venera l'immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto” [Concilio di Nicea II: DS 601; Concilio di Trento: DS 1821-1825; Conc. Ecum. Vat. II: Sacrosanctum concilium, 125; Id., Lumen gentium, 67]. L'onore tributato alle sacre immagini è una “venerazione rispettosa”, non un'adorazione che conviene solo a Dio: “Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il moto che si volge all'immagine in quanto immagine, non si ferma su di essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 81, 3, ad 3].   
 
(Prossima domanda: Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?)