martedì 17 gennaio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 359 – Parte I.



YOUCAT Domanda n. 359 – Parte I. Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?


(Risposta Youcat) Dire a qualcuno il proprio nome è un segno di fiducia. Poiché Dio ci ha rivelato il suo nome, si rende conoscibile e tramite questo nome ci permette di avvicinarci a lui. Dio è verità assoluta: chi invoca la verità col suo vero nome, ma la usa per una falsa testimonianza, commette un grave peccato.    

 Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2142) Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Come il primo comandamento, deriva dalla virtù della religione e regola in particolare il nostro uso della parola a proposito delle cose sante.

Per meditare

(Commento Youcat) Non si può pronunciare il nome di Dio senza timore reverenziale; lo conosciamo solo perché egli si è rivelato a noi, e il suo nome è veramente la chiave per accedere al cuore dell'Onnipotente. Per questo è veramente un grave peccato offendere Dio, imprecare o fare false promesse nel suo nome; il secondo comandamento è quindi un comandamento che protegge tout court ciò che è «santo». Luoghi, cose, nomi o persone che vengono toccati da Dio sono «santi»; la sensibilità per ciò che è santo si chiama venerazione. 

(Commento CCC) (CCC 2143) Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne è una, singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo mistero personale. Il dono del nome appartiene all'ordine della confidenza e dell'intimità. “Il nome del Signore è santo”. Per questo l'uomo non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d'amore [Zc 2,17]. Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo [Sal 29,2; 96,2; 113,1-2].   

(Continua la domanda: Perché Dio vuole che consideriamo santo il suo nome?)