giovedì 5 gennaio 2017

Epifania del Signore - 6 gennaio: I Magi videro il bambino, si prostrarono e lo adorarono



Epifania del Signore - 6 gennaio: I Magi videro il bambino, si prostrarono e lo adorarono


La solennità dell’Epifania ricorda il mistero di Gesù Cristo, che si rivela a tutte le genti del mondo. I Magi sono sapienti, persone sagge e di elevata cultura, esperti di scienze, astronomi. Conoscono bene le proprie tradizioni profane e religiose e quelle dei popoli vicini. Contribuirono con le loro ricerche a conoscere il cosmo, i pianeti, l’universo, gli astri, e le stelle del cielo. La loro voglia di conoscere e la ricerca di pienezza, esprime bene l’attesa messianica universale, ossia la più valida dimensione dell’esistenza umana.

Ascoltiamo la Parola di Dio


Is 60, 1-6: “1Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. 2Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. 3Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere.4 Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. 5Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti. 6Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore”.

 Ef 3, 2-3. 5-6: “ Fratelli, 2penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: 3per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero. 5Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: 6che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo”.

Mt 2, 1-12: “1Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: 2"Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo". 3All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele". 7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". 9Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese”. 

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo


La grandezza del Natale, memoria della nascita del Signore, inizia il 25 dicembre, e raggiunge il suo apice nell’Epifania, nella quale Gesù Cristo si rivelò a tutte le genti, i popoli e nazioni. Le tre letture di questa solennità usano generi letterari differenti. La prima, dal libro del profeta Isaia, esprime un inno di grande giubilo per la vocazione di Gerusalemme ad essere il  simbolo vivo della presenza del Signore. 
La città è descritta: rivestita di luce; polo di attrazione di persone di ogni parte del mondo; punto di convergenza di un fiume incessante di persone; continua processione di persone in ricerca. Vengono poi, le promesse del Signore. Egli condurrà tutti i popoli e le genti al suo monte santo, dove è il suo tempio, che sarà casa di preghiera per tutti i popoli. Tutti vi saliranno a proclamare le sue glorie e saranno colmati della sua grazia e di gioia. 
La seconda lettura, dalla Lettera agli Efesini, presenta le stesse realtà e il loro contenuto nella forma di grande mistero del Signore. Tutti sono chiamati, per mezzo del Vangelo: a condividere la stessa eredità; a formare lo stesso corpo; a partecipare alla stessa promessa. La spiegazione di ciò è che Dio rende tutti: fratelli in Cristo; eredi della sua stessa santità; chiamati alla benedizione e alla gloria
Questi aspetti appaiono con grande immediatezza nella concreta affermazione dei Magi: “Siamo venuti dall’oriente per adorare il Re”. Questa loro dichiarazione è ricca di senso umano e divino. Li conferma personaggi sapienti e saggi, astronomi esperti di scienze, gente di elevata cultura. Infatti conoscono le tradizioni culturali, civili e religiose dei loro popoli e di quelli vicini. Conoscono le profezie religiose del popolo di Dio, deportato e per lungi decenni, prigioniero nelle loro terre.  
Esprimono l’attesa messianica, divenuta dimensione universale e autentica dell’esistenza umana. Come uomini di scienza, nelle loro ricerche impararono dai pianeti del cosmo, dagli astri dell’universo, dalle stelle del cielo. Ricavarono conoscenze e convinzioni, studiando gli elementi culturali del loro paese e del loro tempo, cercando di chiarire sensi religiosi, significati spirituali e misteri. 
In ciò li aiutò una riflessione sia pure imperfetta sulle Scritture e le profezie d’Israele. Nell’Antico Testamento e il Giudaismo, la stella era un simbolo o segno del Re Messianico. Il Signore illuminava mediante le celebri profezie d’Isaia: “Su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (9, 1) e di Michea (5, 1) su Betlemme: da te uscirà un capo
Illuminati da luci umane e divine giunsero all’oggetto delle loro ricerche: il Re dei Giudei. Davanti a lui si prostrarono adoranti e offrirono i loro doni, materialmente pregevoli ma spiritualmente più preziosi: l’oro per il Re, l’incenso per Dio, la mirra per il Salvatore e Redentore umiliato e sofferente
In loro, espressione del mondo pagano, rifulse la fede che li rese credenti. La luce di Cristo, pienezza di vita, li illuminò e liberò dalle tenebre e ombre di morte, simboli del nulla (Gen 1,2). Divenuti membri del nuovo popolo di Dio, ritornarono a le loro terre e le precedenti occupazioni, trasformati in portatori di gioia e testimoni della luce divina venuta a illuminare l’umanità. 
La loro vicenda è un esempio e un modello per tutti: sapienti, ricercatori, uomini di scienza e di cultura di ogni tempo e luogo. A condurli a Cristo fu la luce della stella. Da allora, a condurre a Cristo devono essere i credenti: luce del mondo. Chiediamo al Signore la grazia di portare tutti a lui, mediante la luce della nostra fede, il fulgore della nostra preghiera e lo splendore delle nostre buone opere.  

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa 


Le preghiere liturgiche dell’Epifania ci collegano alle realtà che maggiormente ne illustrano il mistero. La stella che guidò i Magi e i doni che essi portarono al “Re dei Giudei”: oro, incenso e mirra. Con la prima orazione chiediamo al Signore di condurre anche noi, guidati dalla sua grazia e dalla fede, a contemplare la grandezza della sua gloria: “O Dio, che in questo giorno, con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria”. 
Offrendo il pane e il vino all’altare chiediamo al Padre di non guardare l’oro, l’incenso e la mirra, ma il dono santissimo offertogli dalla sua Chiesa: nostro Signore Gesù Cristo in essi significato, immolato e ricevuto: “Guarda, o Padre, i doni della tua Chiesa, che ti offre non oro, incenso e mirra, ma colui che in questi santi doni è significato, immolato e ricevuto: Gesù Cristo nostro Signore”. 
Infine, chiediamo al Signore che la sua luce ci accompagni sempre e ovunque, per poter contemplare con fede pura i misteri dei quali ci ha reso partecipi: “La tua luce, o Dio, ci accompagni sempre e in ogni luogo, perché contempliamo con purezza di fede e gustiamo con fervente amore il mistero di cui ci hai fatto partecipi

GUALBERTO GISMONDI  OFM

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