sabato 11 febbraio 2017

Sesta Domenica Tempo Ordinario A: non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento



Sesta Domenica Tempo Ordinario A: non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento


In questa sesta domenica possiamo meditare su alcune parole di speranza e di gioia molto incoraggianti, già presentate dalle Scritture ma, soprattutto, annunciate dal Signore Gesù. Esse ci dicono ciò che il Padre ha preparato per coloro che lo amano. Il Figlio è venuto non ad abolirle, ma a confermarle e a dare loro pienezza di compimento.

Ascoltiamo la Parola di Dio   


Sir 15, 15-20: “15Se vuoi osservare i comandamenti; l'essere fedele dipende dalla tua buona volontà. 16Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano.17Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.18Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. 19I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. 20A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare”.

1Co 2, 6-10: “6Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. 7Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. 8Nessuno dei dominatori di questo mondo l'ha conosciuta; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. 9Ma, come sta scritto: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano . 10Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio”.

  Mt 5, 17-37: “17In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.  20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.21Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.23Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.25Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.31Fu pure detto: "Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio". 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: "Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti". 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: "Sì, sì", "No, no"; il di più viene dal Maligno”.

Meditiamo con lo Spirito Santo


Domenica scorsa il Signore ci ha detto che, come cristiani, siamo il sale della terra e la luce del mondo. In questa domenica ci dice che cosa fare e come farlo, per essere tali. Già la prima lettura, dell’Antico Testamento, afferma con straordinario vigore la libertà e la responsabilità umana. L’una non può esistere senza l’altra. Presenta, poi, le realtà incompatibili, in totale opposizione fra loro come il fuoco e l’acqua, la vita e la morte; il bene e il male. Il bene è la vita, il male è la morte. Fra vita e morte non c’è alcuno spazio, quindi nessun relativismo, né ieri né oggi. 
Dio non ha mai comandato di essere empi, né ha mai dato a nessuno il permesso di peccare. Su tutto ciò Gesù è chiarissimo: “non sono venuto ad abolire la Legge e i Profeti ma a dare loro pieno compimento”. Per questo motivo Gesù pone in contrasto il “vi è stato detto” degli scribi, farisei e dottori della Legge, con il suo “ma io vi dico”. Il “vi è stato detto” è parola di uomini, mentre il suo “ma io vi dico” è Parola di Dio. Gesù completa e perfeziona, facendo passare le esigenze spirituali ed etico-morali da lettera che uccide a Spirito che è e che dà vita
Non basta più “non uccidere” bisogna amare, perdonare, servire. Stesso passaggio per gli altri peccati. Non compiere il male non basta più: è necessario compiere il bene. Questo riguarda soprattutto quelle persone, anche credenti, che si domandano sempre: “Che male c’è?” Non si rendono conto che è la domanda peggiore, sbagliata e fuorviante. Ripetiamolo sempre: il compito dei cristiani non è: non fare il male, bensì fare il bene
Non basta non uccidere, è necessario amare e servire la vita di tutti, accoglierla difenderla e servirla. Non basta non vendicarsi, è necessario perdonare, chiedere perdono, riconciliarsi. Non basta non mentire, non giurare, non testimoniare falsamente, è necessario impegnarsi a favore della verità. Ogni parola deve essere veridica e sincera. Il di più viene dal Maligno. Non basta evitare adulteri e divorzi, occorre scambiarsi reciprocamente: amore, rispetto, tenerezza, dolcezza, premure, delicatezze fra coniugi, genitori e figli e familiari. 
Gesù col suo immenso amore ha trasformato la “Legge delle regole” dell’Antica Alleanza nella “Legge dell’amore gratuito, generoso e totale” ossia senza limiti della Nuova Alleanza. Le parole divine di Gesù: “Ma io vi dico”, ci trasformano in creature divine. Ciò che conta è la nostra fedeltà autentica al Padre, a Cristo e al Vangelo. Su di essa si baserà il giudizio del Signore nell’ultimo giorno. 
Ricordiamoci sempre la grande promessa fattaci dal Signore: “Chi osserverà anche i minimi di questi miei precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato grande nel regno dei cieli”. Cieli e terra passeranno, queste parole non passeranno mai. Esse fondano la nostra fede in Lui e nella beatitudine eterna, la sua felicità, la sua gloria. La seconda lettura di questa domenica e la fede della Chiesa lo confermano: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano”.   

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 


Chiediamo anche noi di poter diventare la “stabile dimora” di Dio, amandolo con cuore retto e sincero e ascoltando sempre la sua parola: “O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora”.

La seconda domanda da rivolgere al Signore è di essere sempre coerenti, nella nostra vita, con le esigenze del vangelo e diventare segni di riconciliazione e di pace: “O Dio, che riveli la pienezza della legge nella giustizia nuova fondata sull’amore, fa’ che il popolo cristiano, radunato per offrirti il sacrificio perfetto, sia coerente con le esigenze del vangelo, e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace”.

Offrendo al Signore il pane e il vino, chiediamogli di essere purificati e rinnovati, fedeli alla sua volontà: “Questa nostra offerta, Signore, ci purifichi e ci rinnovi, e ottenga a chi è fedele alla tua volontà la ricompensa eterna”.

Il convito eucaristico ci faccia cercare sempre i beni veri che ci danno la vita autentica: “Signore, che ci hai nutriti al convito eucaristico, fa’ che ricerchiamo sempre quei beni che ci danno la vera vita”.  

GUALBERTO GISMONDI OFM

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