sabato 8 aprile 2017

Domenica delle Palme e della Passione del Signore: ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore!



Domenica delle Palme e della Passione del Signore: ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore!  


La Domenica delle Palme e della Passione del Signore unisce insieme due antiche tradizioni della Chiesa. Una, a Gerusalemme, celebrava e celebra il trionfo di Gesù, acclamato Messia dagli abitanti della Città Santa. L’altra, nelle Chiese di Roma, proclamava e proclama in modo solenne e integrale il Vangelo della Passione di Cristo durante la Messa. Entrambe sono celebrate fin dall’antichità. La liturgia ha poi unito insieme le due tradizioni. La processione solenne precede la Messa, la lettura solenne e integrale della Passione avviene durante la Messa, nel seguente ordine. Anno A, Vangelo di Matteo: 26,14 – 27,66; anno B, Vangelo di Marco: 14,1 – 15,47; anno C, Vangelo di Luca 22,14 – 23,56. Il Vangelo di Giovanni 18,1 – 19,42, è letto nella celebrazione liturgica della Passione, nel Venerdì Santo.

Ascoltiamo la Parola di Dio  


Is 50, 4-7: “4Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. 5Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. 6Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. 7Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso”.

Fil 2, 6-11: “6Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio; 7ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, 8umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. 9Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, 10perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; 11e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è Signore!, a gloria di Dio Padre”.

Vangeli della Passione. A: Mt 26,14 – 27,66; (B: Mc 14,1 – 15,47; C: Lc 22,14 – 23,56).

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 


La prima lettura della Messa presenta il misterioso “Servo del Signore”, uomo “giusto” che, come molti altri Profeti, subisce molte sofferenze e angosce. Essendo un “uomo della Parola”, annuncia il messaggio divino a quanti sono scoraggiati e depressi. Egli, però, è circondato da nemici malvagi e beffardi che non lo ascoltano ma lo deridono e oltraggiano. Questa situazione anticipa profeticamente ciò che, molti secoli dopo, il Figlio di Dio subirà nella sua passione: disprezzo, percosse, insulti, sputi, flagellazione, spartizione delle vesti, sorteggio della tunica, uccisione. Molto significativo è il fatto che questo futuro Servo del Signore andrà incontro a tali trattamenti, consapevolmente e liberamente, senza resistere, né tirarsi indietro. Questa profezia, quindi, anticipa le sofferenze e le umiliazioni di Gesù, che ha conferito loro nuovi significati molto più ampi e profondi e valori totalmente inediti. Ha trasformato, infatti, in situazioni di elezione, proprio quelle realtà dalle quali noi tutti fuggiamo, perché le temiamo, le rifiutiamo e ripudiamo. La seconda lettura ci spiega le ragioni del comportamento di questo Servo del Signore. La misteriosa persona che assume la condizione di servo, si fa simile agli uomini, si umilia e si fa obbediente fino alla morte di croce, è il Figlio Unigenito, il Signore Gesù Cristo. Il Padre ce lo ha donato e inviato a salvarci e lo glorificherà sopra ogni altro. In seguito a ciò, la Pasqua di Cristo attua il grande movimento di ascesa che porta il Cristo dalla profonda umiliazione alla piena esaltazione. In lui, nostro Redentore, nostro Salvatore, Crocifisso per noi, scopriamo il mistero del fecondo amore divino, che salva e santifica mediante il suo dolore, sofferenze, umiliazione e morte. Ciò che Gesù profetizzò di sé, “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”, si è totalmente avverato. Paolo ne ha fatto l’elemento costante della sua predicazione, annunciando ai singoli e alle comunità che: “è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio” (At 14, 22). Noi discepoli, che crediamo in Gesù, abbiamo imparato da lui che tutte le tribolazioni e difficoltà che condividiamo col Figlio di Dio fatto uomo devono, anzitutto e soprattutto, essere offerte con amore, perché ogni lingua possa riconoscere e proclamare che: il Signore Gesù Cristo è il nostro Salvatore e Redentore, a gloria di Dio Padre!  uesta

Anno A: Cenni per leggere la Passione di N.S. Gesù Cristo, secondo Matteo


I vangeli sinottici che descrivono la Passione di Gesù, si alternano in tre anni. Matteo esprime gli episodi più significativi di Gesù, come incondizionato protagonista della nostra salvezza. Vediamone i diversi momenti. Nella cena pasquale (26, 14-35), Gesù celebra il mistero della sua continua e amorosa presenza in mezzo a noi, suo popolo. Nel Getsemani (26,36-46), Gesù esprime il modello del perfetto orante e sofferente. La sua dolorosa “agonia” rappresenta  il dolore che, sovente, la ricerca e l’accettazione della volontà del Padre celeste comportano per ognuno di noi. Al momento del suo arresto, Gesù manifesta il suo incrollabile amore e la volontà di perdono, di non violenza e di pace. Davanti alle autorità e al popolo, nel processo inscenato dal Sinedrio, Gesù dichiara solennemente la sua messianicità, regalità e divinità, asserendo: “D’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi del cielo” (26,57-75). Di fronte a queste sue rivelazioni il contrasto e rifiuto d’Israele si fa ancora più tragico. Davanti all’autorità romana che vorrebbe liberarlo (27,15-22) Gesù, Autore e Signore della vita subisce il massimo affronto di vedersi preferire un assassino: Barabba. Gesù soffre anche dai pagani. Pilato lo condanna per indifferenza, cinismo e opportunismo. Sua moglie, invece, sente compassione per Gesù e lo difende invano. Per i Giudei, il riconoscimento ufficiale dell’autorità pubblica che Gesù è il Re dei Giudei  è tragico e sarcastico. Davanti alla sua Croce, Gesù ha bestemmiatori disumani, rozzi e beffardi (27,39-44). Matteo ricorda: le molte donne pietose; la confessione del Centurione divenuto credente: “Davvero costui era Figlio di Dio”; i morti usciti dai sepolcri. L’umanità liberata da Cristo; quella che rimane schiava dell’odio e dei pregiudizi, la natura colpita dalle tenebre e dal terremoto sono tutti segni profondi e scenari grandiosi sui quali meditare con amorosa attenzione.     

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa


Con la prima orazione chiediamo al Signore di aver sempre presente la passione del suo Figlio, modello della nostra vita, per poter partecipare alla gloria della sua risurrezione: “Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione”.
La preghiera sulle offerte c’ispira a domandare al Signore che, per la Passione del suo Figlio,  la sua misericordia affretti il suo perdono su di noi: “Dio onnipotente, la passione del tuo unico Figlio affretti il giorno del tuo perdono: non lo meritiamo per le nostre opere, ma l’ottenga dalla tua misericordia questo unico mirabile sacrificio”. 
Nutriti dall’Eucaristia, chiediamo al Padre che per la morte e risurrezione del suo Figlio possiamo non solo credere e sperare nei beni eterni ma anche raggiungerli, come nostro fine supremo: “O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fa sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere al meta della nostra speranza”.  

GUALBERTO GISMONDI