lunedì 17 aprile 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 381



YOUCAT Domanda n. 381 – Perché la Chiesa si oppone alla pena di morte?


(Risposta Youcat) La Chiesa si impegna contro la pena di morte perché essa è «atroce quanto non necessaria» (Giovanni Paolo II, St. Louis, 27.01.99).

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2266) Corrisponde ad un'esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell'uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l'ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole. 

Per meditare

(Commento Youcat) Ogni Stato di diritto ha in via di principio anche la facoltà di punire in maniera proporzionale al reato. Nella Evangelium Vitae (1995) il papa non sostiene che la pena di morte sia in ogni caso inaccettabile e ingiusta; privare un criminale della vita è una misura estrema cui uno Stato deve ricorrere solo «in casi di assoluta necessità». Questa necessità si ha quando non c'è alcun altro mezzo per difendere la società umana se non l'uccisione del colpevole. Ma questi casi, dice Giovanni Paolo II, «sono talmente rari da essere quasi inesistenti».

(Commento CCC) (CCC 2267) L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani. Se invece i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana. Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo “sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti” [Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, 56].   

(Prossima domanda: L'eutanasia è permessa?)

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