1Gv 4, 6 Distinguiamo lo spirito della verità e dell'errore

(1Gv 4, 6) Distinguiamo lo spirito della verità e dell'errore
[6] Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da ciò noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell'errore.
(CCC 216) La verità di Dio è la sua sapienza che regge tutto l'ordine della creazione e del governo del mondo [Sap 13,1-9]. Dio che, da solo, ha creato il cielo e la terra (Sal 115,15), può donare, egli solo, la vera conoscenza di ogni cosa creata nella sua relazione con lui [Sap 7,17-21]. (CCC 215) “La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia” (Sal 119,160). “Ora, Signore, tu sei Dio, e le tue parole sono verità” (2Sam 7,28); per questo le promesse di Dio si realizzano sempre [Dt 7,9]. Dio è la stessa Verità, le sue parole non possono ingannare. Proprio per questo ci si può affidare con piena fiducia alla verità e alla fedeltà della sua parola in ogni cosa. L'origine del peccato e della caduta dell'uomo fu una menzogna del tentatore, che indusse a dubitare della parola di Dio, della sua bontà e della sua fedeltà. (CCC 217) Dio è veritiero anche quando rivela se stesso: “un insegnamento fedele” è “sulla sua bocca” (Ml 2,6). Quando manderà il suo Figlio “nel mondo”, sarà “per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37): “Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il vero Dio” (1Gv 5,20; cf 17,3). (CCC 1707) “L'uomo però, tentato dal maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 13]. Egli cedette alla tentazione e commise il male. Conserva il desiderio del bene, ma la sua natura porta la ferita del peccato originale. E' diventato incline al male e soggetto all'errore: “Così l'uomo si trova in se stesso diviso. Per questo tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre” [Gaudium et spes, 13]. (CCC 1714) L'uomo, ferito nella propria natura dal peccato originale, è soggetto all'errore ed incline al male nell'esercizio della sua libertà.

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