3Gv, vv. 1-4 Cammini nella verità

Terza lettera di Giovanni
(3Gv, vv. 1-4) Cammini nella verità

[1] Io, il presbitero, al carissimo Gaio, che amo nella verità. [2] Carissimo, faccio voti che tutto vada bene e che tu sia in buona salute, come va bene per la tua anima. [3] Molto infatti mi sono rallegrato quando sono giunti alcuni fratelli e hanno reso testimonianza che tu sei verace in quanto tu cammini nella verità. [4] Non ho gioia più grande di questa, sapere che i miei figli camminano nella verità.
(CCC 2470) Il discepolo di Cristo accetta di “vivere nella verità”, cioè nella semplicità di una vita conforme all'esempio del Signore e rimanendo nella sua verità. “Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità” (1Gv 1,6). (CCC 2469) “Sarebbe impossibile la convivenza umana se gli uomini non avessero confidenza reciproca, cioè se non si dicessero la verità” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 109, 3, ad 1]. La virtù della verità dà giustamente all'altro quanto gli è dovuto. La veracità rispetta il giusto equilibrio tra ciò che deve essere manifestato e il segreto che deve essere conservato: implica l'onestà e la discrezione. Per giustizia, “un uomo deve onestamente manifestare a un altro la verità [Summa theologiae, II-II, 109, 3, c].

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