venerdì 21 luglio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 431



YOUCAT Domanda n. 431 - Si può fare ricorso a trucchi per evadere il fisco?


(Risposta Youcat) La furberia con cui eludere sistemi fiscali complessi non è ammissibile; l'elusione e la frode fiscali sono immorali, come anche la falsificazione e l'occultamento di fatti praticati per sottrarsi ad una giusta contribuzione fiscale.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2409) Ogni modo di prendere e di tenere ingiustamente i beni del prossimo, anche se non è in contrasto con le disposizioni della legge civile, è contrario al settimo comandamento. Così, tenere deliberatamente cose avute in prestito o oggetti smarriti; commettere frode nel commercio [Dt 25,13-16]; pagare salari ingiusti [Dt 24,14-15; Gc 5,4]; alzare i prezzi, speculando sull'ignoranza o sul bisogno altrui [Am 8,4-6]. Sono pure moralmente illeciti: la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di trarne un vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto; l'appropriazione e l'uso privato dei beni sociali di un'impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale, la contraffazione di assegni e di fatture, le spese eccessive, lo sperpero. Arrecare volontariamente un danno alle proprietà private o pubbliche è contrario alla legge morale ed esige il risarcimento.

Per meditare

(Commento Youcat) Con una contribuzione fiscale proporzionata alle loro capacità i cittadini contribuiscono a che lo Stato possa svolgere i propri compiti; per questo la frode fiscale non è un peccato veniale; Le tasse devono però essere giuste e proporzionate, e devono essere regolate in maniera legale.

(Commento CCC) (CCC 1867) La tradizione catechistica ricorda pure che esistono “peccati che gridano verso il cielo”. Gridano verso il cielo: il sangue di Abele [Gen 4,10]; il peccato dei Sodomiti [Gen 18,20; 19,13]; il lamento del popolo oppresso in Egitto [Es 3,7-10]; il lamento del forestiero, della vedova e dell'orfano [Es 22,20-22]; l'ingiustizia verso il salariato [Dt 24,14-15; Gc 5,4]. 

(Prossima domanda: Può un cristiano giocare in borsa o su internet?)

giovedì 20 luglio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 430



YOUCAT Domanda n. 430 - Che cosa si intende con «giustizia commutativa»?


(Risposta Youcat) La giustizia commutativa regola lo scambio fra persone nel pieno rispetto dei loro diritti; esige la salvaguardia dei diritti di proprietà, il pagamento dei debiti e l'adempimento delle obbligazioni liberamente contratte, il risarcimento adeguato dei danni perpetrati e la restituzione di quanto è stato sottratto.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2411) I contratti sottostanno alla giustizia commutativa, che regola gli scambi tra le persone e tra le istituzioni nel pieno rispetto dei loro diritti. La giustizia commutativa obbliga strettamente; esige la salvaguardia dei diritti di proprietà, il pagamento dei debiti e l'adempimento delle obbligazioni liberamente contrattate. Senza la giustizia commutativa, qualsiasi altra forma di giustizia è impossibile. Va distinta la giustizia commutativa dalla giustizia legale, che riguarda ciò che il cittadino deve equamente alla comunità, e dalla giustizia distributiva, che regola ciò che la comunità deve ai cittadini in proporzione alle loro prestazioni e ai loro bisogni.  

Per meditare

(Commento CCC) (CCC 2412) In forza della giustizia commutativa, la riparazione dell'ingiustizia commessa esige la restituzione al proprietario di ciò di cui è stato derubato. Gesù fa l'elogio di Zaccheo per il suo proposito: “Se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto” (Lc 19,8). Coloro che, direttamente o indirettamente, si sono appropriati di un bene altrui, sono tenuti a restituirlo, o, se la cosa non c'è più, a rendere l'equivalente in natura o in denaro, come anche a corrispondere i frutti e i profitti che sarebbero stati legittimamente ricavati dal proprietario. Allo stesso modo hanno l'obbligo della restituzione, in proporzione alla loro responsabilità o al vantaggio avutone, tutti coloro che in qualche modo hanno preso parte al furto, oppure ne hanno approfittato con cognizione di causa; per esempio, coloro che l'avessero ordinato, o appoggiato, o avessero ricettato la refurtiva.

(Prossima domanda: Si può fare ricorso a trucchi per evadere il fisco?)

mercoledì 19 luglio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 429



YOUCAT Domanda n. 429 - Quali regole vigono per la proprietà intellettuale?


(Risposta Youcat) Anche l'appropriazione della proprietà intellettuale altrui è furto.



Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC)(CCC 2408) Il settimo comandamento proibisce il furto, cioè l'usurpazione del bene altrui contro la ragionevole volontà del proprietario. Non c'è furto se il consenso può essere presunto, o se il rifiuto è contrario alla ragione e alla destinazione universale dei beni. E' questo il caso della necessità urgente ed evidente, in cui l'unico mezzo per soddisfare bisogni immediati ed essenziali (nutrimento, rifugio, indumenti...) è di disporre e di usare beni altrui [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 69].

Per meditare

(Commento Youcat) Non solo il Plagio è furto; il furto della proprietà intellettuale comincia con un compito copiato a scuola e prosegue con lo scaricamento illegale da internet, riguarda la realizzazione di copie pirata su diversi supporti fino al commercio di concetti e di idee rubati. Ogni diffusione di una proprietà intellettuale altrui richiede il libero consenso o la giusta retribuzione del proprietario, oppure La sua partecipazione ai proventi.

(Commento CCC) (CCC 2409) Ogni modo di prendere e di tenere ingiustamente i beni del prossimo, anche se non è in contrasto con le disposizioni della legge civile, è contrario al settimo comandamento. Così, tenere deliberatamente cose avute in prestito o oggetti smarriti; commettere frode nel commercio [Dt 25,13-16]; pagare salari ingiusti [Dt 24,14-15; Gc 5,4]; alzare i prezzi, speculando sull'ignoranza o sul bisogno altrui [Am 8,4-6]. Sono pure moralmente illeciti: la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di trarne un vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto; l'appropriazione e l'uso privato dei beni sociali di un'impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale, la contraffazione di assegni e di fatture, le spese eccessive, lo sperpero. Arrecare volontariamente un danno alle proprietà private o pubbliche è contrario alla legge morale ed esige il risarcimento.  

(Prossima domanda: Che cosa si intende con «giustizia commutativa»?)

martedì 18 luglio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 428



YOUCAT Domanda n.  428 - Che cos'è il furto, e che cosa ricade sotto il settimo comandamento?


(Risposta Youcat) Il furto è l'ingiusta appropriazione di un bene altrui.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2408) Il settimo comandamento proibisce il furto, cioè l'usurpazione del bene altrui contro la ragionevole volontà del proprietario. Non c'è furto se il consenso può essere presunto, o se il rifiuto è contrario alla ragione e alla destinazione universale dei beni. E' questo il caso della necessità urgente ed evidente, in cui l'unico mezzo per soddisfare bisogni immediati ed essenziali (nutrimento, rifugio, indumenti...) è di disporre e di usare beni altrui [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 69]. (CCC 2409 a) Ogni modo di prendere e di tenere ingiustamente i beni del prossimo, anche se non è in contrasto con le disposizioni della legge civile, è contrario al settimo comandamento. Così, tenere deliberatamente cose avute in prestito o oggetti smarriti; commettere frode nel commercio [Dt 25,13-16]; pagare salari ingiusti [Dt 24,14-15; Gc 5,4]; alzare i prezzi, speculando sull'ignoranza o sul bisogno altrui [Am 8,4-6].

Per meditare

(Commento Youcat) Appropriarsi di un bene altrui è una violazione del settimo comandamento anche quando il comportamento non è perseguibile secondo le leggi dello Stato; ingiustizia è quello che è ingiusto di fronte a Dio. Il settimo comandamento tuttavia non sanziona solo chi ruba, ma anche chi non paga il giusto salario, chi trattiene oggetti smarriti che si potrebbero restituire, o chi imbroglia in senso lato. Anche costringere dei collaboratori a lavorare in condizioni disumane, non rispettare contratti già conclusi, sperperare i ricavi guadagnati senza tener conto dei propri obblighi sociali, determinare in maniera artificiale i prezzi delle merci, mettere a repentaglio il posto assegnato a dei lavoratori, la corruzione, indurre lavoratori dipendenti ad azioni illegali, eseguire male il proprio lavoro e pretendere onorari sproporzionati, sperperare o amministrare con negligenza la proprietà pubblica, falsificare il denaro, le ricevute o i bilanci o evadere il fisco sono tutte azioni sanzionate dal settimo comandamento.

(Commento CCC) (CCC 2409 b) Sono pure moralmente illeciti: la speculazione, con la quale si agisce per far artificiosamente variare la stima dei beni, in vista di trarne un vantaggio a danno di altri; la corruzione, con la quale si svia il giudizio di coloro che devono prendere decisioni in base al diritto; l'appropriazione e l'uso privato dei beni sociali di un'impresa; i lavori eseguiti male, la frode fiscale, la contraffazione di assegni e di fatture, le spese eccessive, lo sperpero. Arrecare volontariamente un danno alle proprietà private o pubbliche è contrario alla legge morale ed esige il risarcimento. (CCC 2410) Le promesse devono essere mantenute, e i contratti rigorosamente osservati nella misura in cui l'impegno preso è moralmente giusto. Una parte rilevante della vita economica e sociale dipende dal valore dei contratti tra le persone fisiche o morali. E' il caso dei contratti commerciali di vendita o di acquisto, dei contratti d'affitto o di lavoro. Ogni contratto deve essere stipulato e applicato in buona fede. 

(Prossima domanda: Quali regole vigono per la proprietà intellettuale?)

lunedì 17 luglio 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 427



  

YOUCAT Domanda n. 427 - Parte II. Perché non esiste un diritto assoluto alla proprietà privata?   


(Risposta Youcat - ripetizione) Poiché Dio ha creato la terra e i suoi beni per tutti gli uomini, non esiste un diritto assoluto, ma solo relativo, alla proprietà.

Riflessione e approfondimenti

(CCC 2404) “L'uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 69]. La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della provvidenza; deve perciò farlo fruttificare e spartirne i frutti con gli altri, e, in primo luogo, con i propri congiunti. 

Per meditare

(Commento Youcat) Prima ancora che parti della realtà creata possano «appartenere» a singoli uomini in quanto guadagnate, ereditate o donate, i loro proprietari devono sapere che non esiste alcuna proprietà senza obbligo sociale. Al tempo stesso, tuttavia, la Chiesa si oppone anche a coloro che dagli obblighi sociali legati alla proprietà deducono come conseguenza che non dovrebbe esistere alcuna forma di proprietà privata e che tutto, ad esempio, dovrebbe appartenere allo Stato. Un privato che amministra, cura e accresce un patrimonio nello spirito del suo Creatore, e ripartisce i proventi in modo che ognuno riceva ciò che gli spetta, si comporta in ossequio all'incarico del Creatore.

(Commento CCC) (CCC 2405) I beni di produzione - materiali o immateriali - come terreni o stabilimenti, competenze o arti, esigono le cure di chi li possiede, perché la loro fecondità vada a vantaggio del maggior numero di persone. Coloro che possiedono beni d'uso e di consumo devono usarne con moderazione, riservando la parte migliore all'ospite, al malato, al povero.  (CCC 2406) L'autorità politica ha il diritto e il dovere di regolare il legittimo esercizio del diritto di proprietà in funzione del bene comune [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 71; Lett. enc. Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 42; Id., Lett. enc. Centesimus annus, 40; 48].

(Prossima domanda: Che cos'è il furto, e che cosa ricade sotto il settimo comandamento?)