sabato 21 ottobre 2017

29ª DomTO: Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio



29ª DomTO: Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio


Questa domenica le letture riguardano la vastità dell’impegno cristiano: religioso, salvifico, sociale, civile e politico. Il cristiano è, insieme, cittadino della città celeste-divina e terrestre-umana e deve soddisfare giustamente le esigenze di entrambe. La prima lettura mostra che la politica, come servizio al bene comune e del prossimo, rientra nei progetti di Dio. Gesù precisa il significato e il valore di quest’impegno.   

Ascoltiamo la Parola di Dio 


Is 45,1.4-6: 1Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: "Io l'ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. 4Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per nome,  ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.5Io sono il Signore e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto all'azione, anche se tu non mi conosci,6perché sappiano dall'oriente e dall'occidente che non c'è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n'è altri.  

1Ts 1,1-5b: 1Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.2Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere 3e tenendo continuamente presenti l'operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. 4Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. 5Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

Mt 22,15-21: In quel tempo, 15i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?". 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: "Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?". 21Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio".

Meditiamo con lo Spirito Santo  


Nella liturgia di questa Domenica le letture considerano l’impegno cristiano nella sua ampiezza, che comprende compiti religiosi, salvifici, civili, sociali e politici. Questo molteplice impegno dipende dall’essere membri di due città: una celeste e divina, l’altra terrestre e umana. Entrambe presentano esigenze legittime, che i credenti devono soddisfare in modi evangelici, giusti e corretti. Nel Vangelo, Gesù precisa, il significato e valore dei due impegni. 
Anche la prima lettura, dell’Antico Testamento, dimostra che la politica, come servizio al bene comune, è parte del progetto divino. Is 45,1.4-6 descrive Ciro, fondatore del grande Impero Persiano, monarca giusto, abile e tollerante. Il passo biblico descrive concretamente le sue buone qualità delle quali il Signore si serve per porre fine al doloroso e umiliante esilio dei Giudei e ricostruire il tempio di Gerusalemme. La Scrittura lo chiama pastore, unto (consacrato) ed eletto, “preso per la destra” da Dio che ne fa uno strumento di bene. 
Il Vangelo mostra un altro esempio di atteggiamenti umani, riguardanti le esigenze della vita politico-sociale conformi alla fede. Alcuni farisei, spinti da spirito di falsità e non di verità, elaborano un tranello su un problema serio e fondamentale nella vita umana, sociale e politica di tutti i tempi. Essi non cercano chiarezza né soluzioni ma vogliono solo screditare Gesù e incriminarlo. È il metodo di tutti gli avversari di Cristo in ogni tempo. Con la loro invidia, gelosia e legalismo snaturano i problemi più importanti per la vita, la convivenza umana e la morale, mentre Gesù li risolleva ai livelli più elevati e nobili. Dopo ventun secoli, le sue risposte sono valide anche oggi e sempre. I
 farisei, e quanti sono affetti da miopia umana e morale, vedono sempre e soltanto contraddizioni e opposizioni. Essi chiedono: Dobbiamo opporci ai tributi e condannare la politica in nome della fede? Oppure: Dobbiamo approvare i tributi e opporci alla fede in base alle esigenze della politica? Gesù raddrizza subito le loro storture, ponendo il problema nella sua luce positiva: contribuire correttamente al bene comune è un dovere di tutti i cittadini, governanti e governati
Questa risposta di Gesù afferma due valori. Il primo è il dovere umano, civile e morale di contribuire al bene comune, pagando i legittimi tributi e rispettando le legittime autorità della società terrena. Il secondo è la necessità naturale e soprannaturale di rendere omaggio, offrire culto e osservare tutti i doveri verso Dio
La Chiesa conosce le difficoltà che le risposte di Gesù incontrano per la debolezza umana, per cui prega: “nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini nessuno abusi del suo potere, ma ogni autorità serva al bene di tutti secondo lo Spirito e la parola del Figlio, e l’umanità intera riconosca solo nel Signore l’unico vero Dio”.  
S. Paolo, quindi, nella prima Lettera ai Tessalonicesi, sottolinea giustamente che tutti i beni del Vangelo si diffondono nel mondo e nella storia mediante la fede operosa, la carità infaticabile e la ferma speranza nel Signore Gesù Cristo. Nella Tessalonica pagana, i beni evangelici furono affermati da: la parola di Dio, la potenza dello Spirito Santo e la vita dei cristiani che testimoniavano il Vangelo con la loro vita.   

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 


La preghiera iniziale, consapevole del valore risolutivo delle parole di Gesù, invoca: “O Padre, a te obbedisce ogni creatura nel misterioso intrecciarsi delle libere volontà degli uomini; fa’ che nessuno di noi abusi del suo potere, ma ogni autorità serva al bene di tutti secondo lo Spirito e la parola del tuo Figlio, e l’umanità intera riconosca te solo come unico Dio”. 

Il mistero della vita nuova, che ci unisce a Cristo, venga in a noi nell’accostarci al suo santo altare: “Donaci, o Padre, di accostarci degnamente al tuo altare perché il mistero che ci unisce al tuo Figlio sia per noi principio di vita nuova”.

Le realtà del cielo gustate nell’eucaristia ci conservino i benefici presenti e ci ottengano i beni futuri: “O Signore, questa celebrazione eucaristica, che ci ha fatto pregustare le realtà del cielo, ci ottenga i tuoi benefici nella vita presente e ci confermi nella speranza dei beni futuri”.    

GUALBERTO GISMONDI ofm

venerdì 20 ottobre 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 472



YOUCAT Domanda n. 472 - Parte I. Come pregò Mosè?


(Risposta Youcat) Da Mosè apprendiamo che pregare è parlare con Dio; vicino al roveto ardente Dio venne davvero a colloquio con Mosè e gli dette un incarico; egli mosse obiezioni e pose domande, e alla fine Dio gli rivelò il suo santo nome. Come allora Mosè ebbe fiducia in Dio e si pose al suo servizio, allo stesso modo dobbiamo anche noi pregare e apprendere alla scuola di Dio.      

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2574) Quando incomincia a realizzarsi la Promessa (la Pasqua, l'Esodo, il dono della Legge e la stipulazione dell'Alleanza), la preghiera di Mosè è la toccante figura della preghiera di intercessione, che raggiungerà il pieno compimento nell'unico “mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù” (1Tm 2,5). 

Per meditare

(Commento Youcat) La Bibbia cita il nome di Mosè per ben 797 volte - tanto centrale è per il popolo di Israele la sua figura di liberatore e di legislatore. Al tempo stesso Mosè era anche una figura di intercessore perii suo popolo; ricevette il suo incarico durante la preghiera, e dalla preghiera egli ricevette la propria forza. Mosè aveva un rapporto interiore e personale con Dio: «Il Signore e Mosè parlarono fra loro faccia a faccia, come gli uomini parlano fra loro» (Es 3, 11). Prima di agire e trasmetterei suoi insegnamenti al popolo, Mosè si ritirò sulla montagna a pregare: per questo egli è il modello dell'orante contemplativo.   

(Commento CCC) (CCC 2575) Anche qui l'iniziativa è di Dio. Egli chiama Mosè dal roveto ardente [Es 3,1-10]. Questo avvenimento rimarrà una delle figure fondamentali della preghiera nella tradizione spirituale ebraica e cristiana. In realtà, se “il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” chiama il suo servo Mosè, è perché egli è il Dio vivente che vuole la vita degli uomini. Egli si rivela per salvarli, ma non da solo, né loro malgrado: chiama Mosè per inviarlo, per associarlo alla sua compassione, alla sua opera di salvezza. C'è come un'implorazione divina in questa missione, e Mosè, dopo un lungo dibattito, adeguerà la sua volontà a quella del Dio Salvatore. Ma in quel dialogo in cui Dio si confida, Mosè impara anche a pregare: cerca di tirarsi indietro, muove obiezioni, soprattutto pone interrogativi, ed è in risposta alla sua domanda che il Signore gli confida il proprio Nome indicibile, che si rivelerà nelle sue grandi gesta.   

(Continua la domanda: Come pregò Mosè?)

giovedì 19 ottobre 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 471



YOUCAT Domanda n. 471 - Parte II. Perché Abramo è un modello di preghiera?


(Risposta Youcat - ripetizione) Abramo obbedì a Dio: fu pronto ad andare là dove Dio voleva e a fare quello che Dio voleva; con la sua obbedienza e la sua disponibilità egli è modello della nostra preghiera.   

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2570 a) Non appena Dio lo chiama, Abramo parte “come gli aveva ordinato il Signore” (Gen 12,4): il suo cuore è tutto “sottomesso alla parola”; egli obbedisce. L'ascolto del cuore che si decide secondo Dio è essenziale alla preghiera: le parole sono relative rispetto ad esso.

Per meditare

(Commento Youcat) Non ci sono tramandate molte preghiere di Abramo; ma ovunque andasse egli erigeva altari e luoghi di preghiera in onore del suo Dio. Nel corso della sua esistenza ebbe modo di sperimentare diverse volte la presenza divina, una presenza che lo mise anche alla prova e lo gettò nell'incertezza. Quando Abramo vide che il Signore voleva distruggere la città peccatrice di Sodoma, intervenne in suo favore, resistendo tenacemente a Dio; la sua intercessione in favore di Sodoma è la prima grande preghiera di intercessione del popolo di Dio.

(Commento CCC) (CCC 2570 b) Ma la preghiera di Abramo si esprime innanzitutto con azioni: uomo del silenzio, ad ogni tappa costruisce un altare al Signore. Solo più tardi troviamo la sua prima preghiera in parole: un velato lamento che ricorda a Dio le sue promesse che non sembrano realizzarsi [Gen 15,2-3]. Così, fin dall'inizio, appare uno degli aspetti del dramma della preghiera: la prova della fede nella fedeltà di Dio.

(Prossima domanda: Come pregò Mosè?)

mercoledì 18 ottobre 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 471



YOUCAT Domanda n. 471 - Parte I. Perché Abramo è un modello di preghiera?


(Risposta Youcat) Abramo obbedì a Dio: fu pronto ad andare là dove Dio voleva e a fare quello che Dio voleva; con la sua obbedienza e la sua disponibilità egli è modello della nostra preghiera.   

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2592) La preghiera di Abramo e di Giacobbe si presenta come una lotta della fede ancorata alla fiducia nella fedeltà di Dio e alla certezza della vittoria promessa alla perseveranza. (CCC 2569 b) Dio sempre chiama gli uomini a pregarlo. Ma è soprattutto a partire dal nostro padre Abramo che nell'Antico Testamento viene rivelata la preghiera.    

Per meditare

(Commento Youcat) Non ci sono tramandate molte preghiere di Abramo; ma ovunque andasse egli erigeva altari e luoghi di preghiera in onore del suo Dio. Nel corso della sua esistenza ebbe modo di sperimentare diverse volte la presenza divina, una presenza che lo mise anche alla prova e lo gettò nell'incertezza. Quando Abramo vide che il Signore voleva distruggere la città peccatrice di Sodoma, intervenne in suo favore, resistendo tenacemente a Dio; la sua intercessione in favore di Sodoma è la prima grande preghiera di intercessione del popolo di Dio.

(Commento CCC) (CCC 2569 a) E' a partire innanzitutto dalle realtà della creazione che vive la preghiera. I primi nove capitoli della Genesi descrivono questa relazione a Dio come offerta dei primogeniti del gregge da parte di Abele [Gen 4,4], come invocazione del Nome divino da parte di Enos [Gen 4,26], come cammino con Dio [Gen 5,24]. L'offerta di Noè è “gradita” a Dio, che lo benedice - e, attraverso lui, benedice tutta la creazione [Gen 8,20-9,17] - perché il suo cuore è giusto e integro; egli pure “camminava con Dio” [Gen 6,9]. Questa qualità della preghiera è vissuta da una moltitudine di giusti in tutte le religioni. Nella sua Alleanza indefettibile con gli esseri viventi [Gen 9,8-16].  

(Continua la domanda: Perché Abramo è un modello di preghiera?)