Spirito e Vita

giovedì 26 aprile 2018

Commento CCC a YouCat Domanda n. 524. II. + Giovedì IV sett. di Pasqua


YOUCAT Domanda n. 524 – Parte II. Che cosa significa: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori»?


(Risposta Youcat – ripetizione) Il perdono misericordioso - quello che noi doniamo agli altri e quello che cerchiamo personalmente - è uno e indivisibile; se non siamo misericordiosi noi stessi e non ci perdoniamo a vicenda, la misericordia di Dio non raggiungerà il nostro cuore.   

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2839) Abbiamo iniziato a pregare il Padre nostro con una confidenza audace. Implorando che il suo Nome sia santificato, gli abbiamo chiesto di essere sempre più santificati. Ma, sebbene rivestiti della veste battesimale, noi non cessiamo di peccare, di allontanarci da Dio. Ora, con questa nuova domanda, torniamo a lui, come il figlio prodigo, [Lc 15,11-32] e ci riconosciamo peccatori, davanti a lui, come il pubblicano [Lc 18,13]. La nostra richiesta inizia con una “confessione”, con la quale confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia. La nostra speranza è sicura, perché, nel Figlio suo, “abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (Col 1,14; Ef 1,7). Il segno efficace ed indubbio del suo perdono lo troviamo nei sacramenti della sua Chiesa [Mt 26,28; Gv 20,23].

Per meditare

(Commento Youcat) Molti uomini devono combattere per tutta la vita con la toro incapacità di perdono; questo profondo blocco che impedisce la riconciliazione si risolve in ultima analisi solo in riferimento a Dio, che ci ha accettati «mentre eravamo ancora peccatori» (Rm 5, 8); poiché però abbiamo un Padre misericordioso, con lui sono possibili il perdono e la vita nella riconciliazione. 

(Commento CCC) (CCC 2840) Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'amore, come il corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo [1Gv 4,20]. Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia. 

(Continua la domanda: Che cosa significa: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori»?)


Giovedì


La prima lettura presenta Paolo che nella sinagoga di Antiochia annuncia “Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù”. Il Vangelo presenta Gesù che nell’ultima cena annuncia ai discepoli che uno di loro lo tradirà. Lo dice perché, quando avverrà, credano che è veramente Figlio di Dio.

Ascoltiamo la Parola di Dio


At 13, 13-25: 13Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge, in Panfìlia. Ma Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme. 14Essi invece, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero. 15Dopo la lettura della Legge e dei Profeti, i capi della sinagoga mandarono a dire loro: "Fratelli, se avete qualche parola di esortazione per il popolo, parlate!". 16Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: "Uomini d'Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. 17Il Dio di questo popolo d'Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d'Egitto, e con braccio potente li condusse via di là. 18Quindi sopportò la loro condotta per circa quarant'anni nel deserto, 19distrusse sette nazioni nella terra di Canaan e concesse loro in eredità quella terra 20per circa quattrocentocinquanta anni. Dopo questo diede loro dei giudici, fino al profeta Samuele. 21Poi essi chiesero un re e Dio diede loro Saul, figlio di Chis, della tribù di Beniamino, per quarant'anni. 22E, dopo averlo rimosso, suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: "Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri". 23Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. 24Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d'Israele. 25Diceva Giovanni sul finire della sua missione: "Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali".

Gv 13, 16-20: [Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:16 “In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. 17Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. 18Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. 19Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. 20In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato". 

Meditiamo con lo Spirito Santo


Paolo e i suoi compagni, giunti ad Antiochia in Pisìdia grande e ricca città commerciale, di sabato nella sinagoga, sono invitati a dire parole di esortazione per il popolo. Paolo ne approfitta, riassumendo la storia del popolo d’Israele e i grandi benefici operati da Dio. 
Arrivato a Davide, ricorda che da lui, secondo la promessa di Dio, discende Gesù, inviato come salvatore d’Israele. Egli fu annunciato da Giovanni Battista suo profeta e precursore, con le parole: “ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali". 
Il Messia tanto atteso, quindi, è già venuto ed è Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio, crocifisso, morto e risuscitato. 
Il Vangelo presenta le parole pronunciate da Gesù ai suoi discepoli, dopo di aver loro lavato i piedi. Spiega il significato del suo esempio, come atto di umiltà e di servizio e grande gesto di umiliazione e di amore. 
Gesù, benché Signore, si è fatto servo di tutti: “In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato”. 
Aggiunge, quindi, l’esortazione: “Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica”. 
Gesù compie anche un altro grande gesto: prepara i discepoli a capire il vero significato del tradimento di Giuda, sapendo che ne sarebbero stati sconvolti: Avrebbero pensato: il Signore nello scegliere gli Apostoli si sarebbe sbagliato? 
Le parole di Gesù muovono dalla Scrittura che illuminano, mostrando che tale tradimento rientrava nel progetto di piena vittoria dell’amore divino sull’odio e del bene sul male. 
Le sue parole: “perché crediate che Io Sono” indicano la sua piena consapevolezza, che il suo essere veramente e realmente Figlio di Dio, emerge con pienezza proprio nell’umiliazione, il tradimento, la passione, la morte e la risurrezione, vissuti per salvarci. 

Riflessione 


Paolo, ad Antiochia, come annuncia Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, crocifisso e risuscitato?

Che cosa insegna Gesù ai suoi discepoli, dopo aver loro lavato i piedi?

Perché Gesù annuncia ai suoi discepoli il tradimento di Giuda prima che esso accada?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa


O Dio, che hai redento l’uomo e lo hai innalzato oltre l’antico splendore, guarda all’opera della tua misericordia, e nei tuoi figli, nati a vita nuova nel battesimo, custodisci sempre i doni della tua grazia”.

mercoledì 25 aprile 2018

Commento CCC a YouCat Domanda n. 524. I. + S. Marco Evangelista


YOUCAT Domanda n. 524 – Parte I. Che cosa significa: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori»?


(Risposta Youcat – ripetizione) Il perdono misericordioso - quello che noi doniamo agli altri e quello che cerchiamo personalmente - è uno e indivisibile; se non siamo misericordiosi noi stessi e non ci perdoniamo a vicenda, la misericordia di Dio non raggiungerà il nostro cuore.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2862) La quinta domanda implora la misericordia di Dio per le nostre offese; essa però non può giungere al nostro cuore, se non abbiamo saputo perdonare ai nostri nemici, sull'esempio e con l'aiuto di Cristo.  

Per meditare

(Commento Youcat) Molti uomini devono combattere per tutta la vita con la toro incapacità di perdono; questo profondo blocco che impedisce la riconciliazione si risolve in ultima analisi solo in riferimento a Dio, che ci ha accettati «mentre eravamo ancora peccatori» (Rm 5, 8); poiché però abbiamo un Padre misericordioso, con lui sono possibili il perdono e la vita nella riconciliazione. 

(Commento CCC) (CCC 2838) Questa domanda è sorprendente. Se consistesse soltanto nel primo membro della frase - “Rimetti a noi i nostri debiti” - potrebbe essere implicitamente inclusa nelle prime tre domande della Preghiera del Signore, dal momento che il sacrificio di Cristo è “per la remissione dei peccati”. Ma, secondo l'altro membro della frase, la nostra domanda verrà esaudita solo a condizione che noi, prima, abbiamo risposto ad un'esigenza. La nostra richiesta è rivolta verso il futuro, la nostra risposta deve averla preceduta; una parola le collega: “come”.     

(Continua la domanda: Che cosa significa: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori»?)


S. Marco Evangelista


Marco fu un prezioso collaboratore di san Paolo e di san Pietro. Scrisse il secondo Vangelo raccogliendo la predicazione di Pietro sui detti e i fatti di Gesù che descrisse con stile immediato, colorito e forte. 

Ascoltiamo la Parola di Dio 


1Pt 5,5-14: Carissimi, 5rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili . 6Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, 7riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. 8Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. 9Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo. 10E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. 11A lui la potenza nei secoli. Amen! 12Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! 13Vi saluta la comunità che vive in Babilonia e anche Marco, figlio mio. 14Salutatevi l'un l'altro con un bacio d'amore fraterno. Pace a voi tutti che siete in Cristo!

Mc, 16,15-20: In quel tempo, [Gesù apparve agli undici] 15e disse loro: "Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno". 19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.  20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Meditiamo con lo Spirito Santo


La prima lettura, dalla prima lettera di Pietro, si conclude con un affettuoso cenno a Marco, che Pietro chiama “figlio mio”. Marco per il suo Vangelo è considerato colui che meglio di ogni altro ha descritto con finezza psicologica la predicazione del primo degli apostoli. 
In questa lettera, Pietro invita tutti all’umiltà, a porre ogni propria preoccupazione nelle potenti mani di Dio, a essere sobri e a vigilare. 
Fa poi seguire l’invito a resistere con fede a tutti gli assalti del maligno, unendo le proprie sofferenze a quelle di tutti gli altri fratelli sparsi nel mondo. Dio che ci ha chiamati alla gloria eterna nel Signore Gesù Cristo, ci conferma, rafforza e ci da’ solide fondamenta. 
Il Vangelo presenta il mandato di Gesù ai suoi Apostoli. Devono andare a proclamare il Vangelo in tutto il mondo. Quanti credono e si faranno battezzare saranno salvati, ma chi non crede sarà condannato. 
Il Signore indica anche i segni che accompagneranno quelli che credono nel suo nome: scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti, se berranno veleni non avranno danni, guariranno i malati imponendo loro le mani. Gli apostoli partirono, predicarono dappertutto e il Signore confermava la loro Parola con i suoi segni.  

Riflessione


Quale predicazione descrive Marco nel suo Vangelo?

Qual mandato ricevettero gli Apostoli da Gesù Cristo? 

Con quali segni il Signore accompagna la Parola degli Apostoli? 

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 


O Dio, che hai glorificato il tuo evangelista Marco con il dono della predicazione apostolica, fa’ che alla scuola del Vangelo impariamo anche noi a seguire fedelmente il Cristo Signore”. 

martedì 24 aprile 2018

Commento CCC a YouCat Domanda n. 523. III. + Martedì IV sett. Di Pasqua


YOUCAT Domanda n. 523 -  Parte III. Perché l'uomo non vive di solo pane?


(Risposta Youcat – ripetizione) «Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4, 4 con riferimento a Dt 8, 3).  

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2837 b) Per questo è bene che la liturgia eucaristica sia celebrata “ogni giorno”. “L'Eucaristia è il nostro pane quotidiano […]. La virtù propria di questo nutrimento è quella di produrre l'unità, affinché, resi corpo di Cristo, divenuti sue membra, siamo ciò che riceviamo […], ma anche le letture che ascoltate ogni giorno in chiesa sono pane quotidiano, e l'ascoltare e recitare inni è pane quotidiano.

Per meditare

(Commento Youcat) Queste parole della Scrittura ci ricordano che gli uomini provano una fame spirituale che non si può placare con cibo materiale. Si può morire per carenza di pane; ma si può morire anche per aver ricevuto solo pane. Solo chi ha «parole di vita eterna» (Gv 6, 68) ci nutre in profondità con un cibo che non si deteriora (Gv 6,11), ovvero con la santa Eucaristia.

(Commento CCC) (CCC 2837 c) Questi sono i sostegni necessari al nostro pellegrinaggio terreno” [Sant'Agostino, Sermo 57, 7, 7: PL 38, 389-390]. Il Padre del cielo ci esorta a chiedere come bambini del cielo il Pane del cielo [Gv 6,51]. Cristo “egli stesso è il pane che, seminato nella Vergine, lievitato nella carne, impastato nella passione, cotto nel forno del sepolcro, conservato nella chiesa, portato sugli altari, somministra ogni giorno ai fedeli un alimento celeste” [San Pietro Crisologo, Sermo 67, 7: PL 52, 402].

(Prossima domanda: Che cosa significa: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori»?)


Martedì


I cristiani perseguitati e dispersi in Fenicia, Cipro e Antiochia annunciano ovunque Gesù a Giudei e pagani. Grandi folle si convertono. Il Vangelo presenta Gesù a Gerusalemme per la festa della Dedicazione. Egli dice ai Giudei di essere tutt’uno col Padre e che essi non credono perché non sono sue pecore (discepoli). Ma chi crede in lui hà la vita eterna. 

Ascoltiamo la Parola di Dio


At 11, 19-26: In quei giorni, 19quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. 20Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. 21E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore. 22Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia. 23Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, 24da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. 25Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: 26lo trovò e lo condusse ad Antiòchia. Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente. Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

Gv 10, 22-30: 22Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. 23Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. 24Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: "Fino a quando ci terrai nell'incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente". 25Gesù rispose loro: "Ve l'ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. 26Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. 27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 29Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. 30Io e il Padre siamo una cosa sola". 

Meditiamo con lo Spirito Santo


I cristiani, perseguitati e dispersi in Fenicia, Cipro e Antiochia annunciano ovunque Gesù, prima ai Giudei ma anche ai pagani. Poiché la grazia del Signore opera con potenza, un gran numero di loro si converte e crede. 
Questi fatti giungono alla Chiesa di Gerusalemme, che decide di mandare ad Antiòchia, Bàrnaba uomo virtuoso pieno di Spirito Santo e di fede. Appena giunto, egli vede la grazia di Dio, se ne rallegra ed esorta tutti a restare fedeli al Signore, con cuore risoluto. 
Una folla considerevole si aggiunge a quelli che credono già. Bàrnaba, perciò, parte per Tarso a cercare Saulo, lo trova e lo conduce ad Antiòchia, dove rimangono insieme un intero anno, istruendo molt’altra gente. 
È ad Antiòchia che i discepoli, per la prima volta, sono chiamati cristiani. 
Il Vangelo presenta Gesù, nel Tempio di Gerusalemme, per la festa della Dedicazione, in cui si ricordava la riconsacrazione del Tempio dopo le profanazioni che aveva subito dai pagani. I Giudei gli chiedono di nuovo di dire apertamente se è il Cristo. Gesù risponde di averglielo già detto più volte, ma essi non credono a lui, né alle opere che compie nel nome del Padre suo e che gli danno testimonianza. 
Aggiunge, inoltre, che non credono in lui e non vogliono appartenergli, perché non fanno parte delle sue pecore. Spiega poi che Egli conosce bene le sue pecore: sono quanti ascoltano la sua voce e lo seguono. 
È il Padre stesso ad avergliele date. Egli è più grande di tutti, per cui nessuno potrà mai strapparli dalla mano del Padre, né dalla sua. 
Alle sue pecore Gesù dà la vita eterna, per cui non andranno perdute in eterno. Conclude infine la sua risposta, affermando in modo decisivo che tutto quello che fà è possibile perché: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. 

Riflessione 


Perché Barnaba parte per Tarso a cercare Saulo e trovatolo lo conduce ad Antiòchia?

Che risponde Gesù ai Giudei che di nuovo gli chiedono di dire apertamente se è il Cristo?

Chi sono le “pecore” ossia i veri discepoli di Gesù?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa


Dio, Padre onnipotente, che ci dai la grazia di celebrare il mistero della risurrezione del tuo Figlio, concedi a noi di testimoniare con la vita la gioia di essere salvati”.

lunedì 23 aprile 2018

Commento CCC a YouCat Domanda n. 523. II. + Lunedì IV sett. Di Pasqua


YOUCAT Domanda n. 523 -  Parte II. Perché l'uomo non vive di solo pane?


(Risposta Youcat – ripetizione) «Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4, 4 con riferimento a Dt 8, 3).  

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2836) “Oggi”. E' anch'essa un'espressione di fiducia. Ce la insegna il Signore; [Mt 6,34; Es 16,19] non poteva inventarla la nostra presunzione. Poiché si tratta soprattutto della sua Parola e del Corpo del Figlio suo, questo “oggi” non è soltanto quello del nostro tempo mortale: è l'Oggi di Dio: “Se ricevi il Pane ogni giorno, per te ogni giorno è oggi. Se oggi Cristo è tuo, egli risorge per te ogni giorno. In che modo? “Tu sei mio Figlio, oggi Io ti ho generato” (Sal 2,7). L'oggi è quando Cristo risorge” [Sant'Ambrogio, De sacramentis, 5, 26: PL 16, 453].

Per meditare

(Commento Youcat) Queste parole della Scrittura ci ricordano che gli uomini provano una fame spirituale che non si può placare con cibo materiale. Si può morire per carenza di pane; ma si può morire anche per aver ricevuto solo pane. Solo chi ha «parole di vita eterna» (Gv 6, 68) ci nutre in profondità con un cibo che non si deteriora (Gv 6,11), ovvero con la santa Eucaristia.

(Commento CCC) (CCC 2837 a) “Quotidiano”. Questa parola, “épioùsios”, non è usata in nessun altro passo del Nuovo Testamento. Intesa nel suo significato temporale, è una ripresa pedagogica di “oggi” [Es 16,19-21], per confermarci in una confidenza “senza riserve”. Intesa in senso qualitativo, significa il necessario per la vita e, in senso lato, ogni bene sufficiente per il sostentamento [1Tm 6,8]. Presa alla lettera (épioùsios: “sovra-sostanziale”), la parola indica direttamente il Pane di Vita, il Corpo di Cristo, “farmaco d'immortalità” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20, 2] senza il quale non abbiamo in noi la vita [Gv 6,53-56]. Infine, legato al precedente, è evidente il senso celeste: “questo Giorno” è quello del Signore, quello del Banchetto del Regno, anticipato nell'Eucaristia, che è già pregustazione del Regno che viene.  

(Continua la domanda: Perché l'uomo non vive di solo pane?)


Lunedi 4ª settimana di Pasqua


Pietro, rimproverato dai giudeo-cristiani di essere entrato in casa di pagani, risponde che ciò gli fu ordinato da Dio in una visione sulla salvezza destinata a tutti. Nel Vangelo, Gesù si presenta come “pastore-guardiano” delle pecore, come “voce” che le pecore conoscono, ascoltano e seguono, e come “porta” attraverso la quale esse passano e sono salvate.

Ascoltiamo la Parola di Dio


At 11, 1-18: In quei giorni, 1gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. 2E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano 3dicendo: "Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!". 4Allora Pietro cominciò a raccontare loro, con ordine, dicendo: 5"Mi trovavo in preghiera nella città di Giaffa e in estasi ebbi una visione: un oggetto che scendeva dal cielo, simile a una grande tovaglia, calata per i quattro capi, e che giunse fino a me. 6Fissandola con attenzione, osservai e vidi in essa quadrupedi della terra, fiere, rettili e uccelli del cielo. 7Sentii anche una voce che mi diceva: "Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!". 8Io dissi: "Non sia mai, Signore, perché nulla di profano o di impuro è mai entrato nella mia bocca". 9Nuovamente la voce dal cielo riprese: "Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano". 10Questo accadde per tre volte e poi tutto fu tirato su di nuovo nel cielo. 11Ed ecco, in quell'istante, tre uomini si presentarono alla casa dove eravamo, mandati da Cesarèa a cercarmi. 12Lo Spirito mi disse di andare con loro senza esitare. Vennero con me anche questi sei fratelli ed entrammo in casa di quell'uomo. 13Egli ci raccontò come avesse visto l'angelo presentarsi in casa sua e dirgli: "Manda qualcuno a Giaffa e fa' venire Simone, detto Pietro; 14egli ti dirà cose per le quali sarai salvato tu con tutta la tua famiglia". 15Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. 16Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: "Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo". 17Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?". 18All'udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: "Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!".

Gv 10, 1-10: In quel tempo, Gesù disse: 1"In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei". 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. 7Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. 

Meditiamo con lo Spirito Santo


I giudeo-cristiani rimproverano Pietro perché è entrato in casa di pagani. Egli risponde che glielo ordinò Dio con una visione in cui dal cielo scendeva una tovaglia, piena di animali, fiere, rettili e uccelli impuri mentre una voce diceva: Pietro, uccidi e mangia, perché ciò che Dio ha purificato non è profano né impuro. 
In quel momento si presentarono tre uomini e lo Spirito gli disse di andare con loro. Appena entrati in casa di quella famiglia pagana, lo Spirito Santo scese su loro, come era sceso su noi. Dio diede loro lo stesso dono dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo. Perciò chiede: chi ero io per porre impedimento a Dio? 
Udito ciò i giudeo-cristiani si calmarono e glorificarono Dio. Nel Vangelo Gesù si presenta come “vero pastore” e come “porta”. Chi non passa per la porta è ladro e brigante. 
Il Figlio di Dio passa per la porta, perché è il vero pastore, che chiama le pecore ciascuna per nome. Egli le conduce fuori, cammina davanti a loro e tutte lo seguono perché conoscono e ascoltano la sua voce. 
Un estraneo, invece, non lo seguono ma fuggono via, non conoscendo la sua voce. Gesù dice un’altra similitudine, in cui ripete non solo di essere la porta delle pecore, ma anche che chi entra attraverso di lui è salvato, entra, esce e trova pascolo. 
Gesù è venuto perché abbiamo la vita in abbondanza, per cui si rivela come porta delle pecore e come unico salvatore che dona la vita in abbondanza. L’immagine della porta come salvezza si trova nel salmo (118,20), come porta del Signore attraverso la quale entrano i giusti. 
La qualifica di estranei, ladri e briganti si addice bene a scribi, farisei e quanti rifiutano di passare per la porta che è Cristo. Sono, infatti, persone che s’interessano soltanto a se stesse alle quali non importa nulla delle pecore. 
Solo Gesù è venuto per dare alle pecore la vita divina in abbondanza. Lo ha dimostrato dando veramente tutto se stesso, la sua vita e versando tutto il suo sangue per loro. 

Riflessione 


Che cosa avvenne appena Pietro entrò nella casa della famiglia pagana di Cesarèa?

Perché il Figlio di Dio dice di sé che è la porta e passa per la porta?

Chi sono gli estranei, i ladri e i briganti che rifiutano di passare per Cristo che è la vera porta?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa


O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato il mondo dalla sua caduta, donaci la santa gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna”.