Spirito e Vita

sabato 22 febbraio 2020

7ª DomTO/A: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste


7ª DomTO/A: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste  


In questa domenica il Signore completa il suo insegnamento sui nostri atteggiamenti e comportamenti verso Lui e verso il prossimo, esortandoci a essere perfetti come il nostro Padre celeste. Questa perfezione non deve intimorirci perché è perfezione di amore. Col suo aiuto, possiamo amare sempre più. Amare come Gesù ha amato noi, quindi, è un dono, è il mistero che impegna la nostra fede, coinvolge la nostra speranza e ci colma di gioia.

Ascoltiamo la Parola di Dio 


Lv 19, 1-2. 17-18: “Il Signore parlò a Mosè e disse: 2"Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: "Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo. 17Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. 18Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”.


1Co 3, 16-23: “16Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. 18Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, 19perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia. 20E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani. 21Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: 22Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! 23Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.


Mt 5, 38-48: “38In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l'altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Meditiamo con lo Spirito Santo


L’invito di Gesù a essere perfetti come il Padre celeste probabilmente ci spaventa o ci turba: non è una meta troppo alta per noi? 
Le parole del Signore, però, hanno sempre un solido fondamento e vanno interpretate bene. Essendo parole di fiducia e consolazione, non devono spaventarci. 
La sua infinita perfezione e santità anzitutto non significano mancanza di difetti, di negatività, d’insufficienze o altro, perché in Lui tutto è sempre positivo. 
La sua santità, quindi, è infinita bontà, amore, verità e tutto ciò che è buono. Soltanto lui può essere infinito. Tutti, invece, col suo aiuto, possono essere buoni, capaci di amare, vivere la verità e ogni altro bene. 
Dio è amore, quindi possiamo avvicinarci sempre alla sua perfezione, amando lui sopra tutto e tutti, e amando il prossimo come noi stessi. 
A questo proposito, Gesù è andato decisamente oltre, dicendo di amarci l’un l’altro come Lui ha amato noi. 
Così il suo insegnamento è chiarissimo: possiamo e dobbiamo amare il Padre con tutte le forze e sopra ogni cosa e il nostro prossimo come Gesù ha amato noi. È un programma grandioso e meraviglioso che non avremmo mai potuto pensare o immaginare. 
Gesù, quindi, ci propone qualcosa concreta, reale e possibile, perché a Lui tutto è possibile. Col suo aiuto e la sua grazia, tutti possiamo amare Lui con tutto il nostro essere e tutte le nostre forze e il nostro prossimo come Lui ha amato noi. 
Il suo amore è gratuito e generoso. Gratuito perché non chiede nulla in cambio. Generoso perché ci ama senza limiti. 
I Santi mostrano che la vera misura di amare è amare senza misura
La prima lettura, dal Levitico dell’Antico Testamento, ci dice di non serbare odio, risentimento o rancore nel cuore e non vendicarci, ma perdonare e amare il prossimo come noi stessi. 
Dio ci vuole santi perché è amore. Si diventa santi, quindi, imitando il suo amore generoso, gratuito, senza limiti. 
È il Signore per primo a santificarci, standoci sempre vicino col suo aiuto e la sua grazia: se pecchiamo ci assolve, se cadiamo ci rialza, se sbagliamo ci corregge, se ci scoraggiamo c’incoraggia, se l’offendiamo ci perdona, se lo perdiamo o lo abbandoniamo ci cerca con amore come pecore smarrite e quando ci ritrova fa gran festa
La perfezione divina alla quale c’invita Gesù, quindi, è l’amore verso Lui e verso tutti. 
Paolo nella lettera 1ª ai Corinzi, presenta il progetto di Dio: il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio. Tutto è suo e nostro. Tutto quello che è di Cristo è nostro e noi siamo suoi. 
Non c’è soltanto Gesù con noi, perché il Padre è sempre con lui. Tutte le realtà definitive dell’esistenza umana: vita, morte, presente e futuro sono totalmente nostre, di Cristo e del Padre. Cristo è venuto per vivere e morire con noi e per noi, per condividere il nostro presente ed essere il nostro futuro. Nel presente viviamo e lottiamo insieme a lui per condividere la sua beatitudine e gloria futura. 
Essere perfetti nell’amore, quindi, è un grande mistero di fede, dono di speranza e gioia. Gesù è sempre: Emmanuel o Dio con noi, Gesù o Salvezza di Dio, Salvatore. Sono le Persone divine infinitamente sante a farci perfetti. 
Il “Levitico” dice: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”. 
S. Paolo dice: “non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” e ancora: “Santo è il tempio di Dio, che siete voi”. 
Perché allora temere lo splendido invito di Gesù: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”? 
Esso significa che le Persone divine credono in noi, hanno fiducia in noi, sanno che insieme a loro e col loro aiuto possiamo avanzare senza limiti e senza posa sulle vie della loro santità. Se può sembrarci troppo bello per essere vero, ricordiamo che tutte le loro parole, richieste e promesse sono sempre assolutamente, totalmente e innegabilmente belle e vere.  

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa   


Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole  e nelle opere”.

O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniamo il tuo vangelo di pace”.

venerdì 21 febbraio 2020

22 febbraio: Cattedra di S. Pietro Apostolo


22 febbraio: Cattedra di S. Pietro Apostolo   


Dal secolo IV la Chiesa onora la cattedra spirituale di Pietro, Vescovo della Chiesa di Roma. Il “ministero di Pietro” è il carisma unico e infallibile, dato da Gesù a lui e ai suoi successori, come servi dei servi di Dio, perché assistiti dallo Spirito Santo, siano maestri e guide della Chiesa, nel servire Cristo e l’umanità.  

Ascoltiamo la Parola di Dio 


(1Pt 5,1-4): Carissimi, 1esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: 2pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, 3non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. 4E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.


(Mt 16,13-19): In quel tempo, 13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: "La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". 14Risposero: "Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". 15Disse loro: "Ma voi, chi dite che io sia?". 16Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". 17E Gesù gli disse: "Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

Meditiamo con lo Spirito Santo


La prima lettura è tratta dalla prima lettera di S. Pietro il quale, come anziano, si rivolge agli altri anziani della Chiesa per esortarli. Inizialmente, erano chiamati “Anziani” i capi delle Chiese, ossia i vescovi. 
Pietro, con grande sollecitudine pastorale, come testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi, li invita a pascere il gregge di Dio loro affidato, volentieri come piace a Dio, sorvegliando e servendo il gregge con animo generoso, come suoi modelli. 
Perciò li ammonisce ad agire verso le persone loro affidate, non come costretti, né per interesse, né come padroni. 
Il vero pastore serve la Chiesa e i fedeli con dedizione, umiltà e amore. 
Se si comportano così, quando il Pastore supremo apparirà, riceveranno la corona di gloria che non appassisce mai. 
Il Vangelo mostra il conferimento del primato a Pietro, attuato da Gesù. 
Il Signore interroga i discepoli su ciò che la gente dice di lui, ma soprattutto su ciò che credono loro. 
È Pietro a dare la risposta giusta e decisiva: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". 
Gesù gli risponde che è il Padre che sta nei cieli ad averglielo rivelato e gli da’ la solenne investitura: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli". 
In questa dichiarazione sono fondamentali elementi: la roccia, le chiavi, il potere di legare e sciogliere
La roccia indica che il ministero di Pietro è il fondamento incrollabile dell’intero edificio della Chiesa. 
Le chiavi sono il segno del potere di governare e insegnare le verità divine. Legare e sciogliere riguarda il perdonare i peccati, ma anche il compito di ammonire, esortare e formare le coscienze della comunità ecclesiale e umana. Pietro, soprattutto deve “confermare” nella fede la Chiesa e tutti i suoi membri.

Riflessione


Chi si indica con il termine di “Anziani” nella Chiesa primitiva?

Chi ha indicato a Pietro la risposta giusta alla domanda di Gesù?

Che  significano le immagini di: roccia, chiavi e potere di legare e sciogliere?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa


Concedi, Dio onnipotente, che tra gli sconvolgimenti del mondo non si turbi la tua Chiesa, che hai fondato sulla roccia con la professione di fede dell’apostolo Pietro”.

giovedì 20 febbraio 2020

Tempo Ordinario - Venerdì 6ª settimana


Tempo Ordinario - Venerdì 6ª settimana


S. Giacomo rileva che la nostra fede deve essere viva, ossia tradursi nelle opere della  carità e dell’amore per tutti i nostri fratelli. Se essa non è seguita da tali opere è morta.

Ascoltiamo la Parola di Dio


Gc 2, 14-24. 26: 14A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? 15Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano 16e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? 17Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. 18Al contrario uno potrebbe dire: "Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede". 19Tu credi che c'è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! 20Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? 21Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull'altare? 22Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. 23E si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio. 24Vedete: l'uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. 26Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.


Mc 8, 34-39. 9,1: 34Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. 36Infatti quale vantaggio c'è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? 37Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? 38Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi". 9,1Diceva loro: "In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza". 

Meditiamo con lo Spirito Santo


S. Giacomo rileva che la fede, per essere viva, deve tradursi nelle opere della carità e dell’amore verso i fratelli. Senza tali opere essa è morta.  
Quando un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti di cibo quotidiano, dare loro soltanto parole di conforto e di comprensione, non accompagnate da alcun aiuto concreto, non serve a nulla. 
L’Apostolo, quindi, fa due domande: come è possibile mostrare di aver fede, se non si compiono le opere della fede? Inoltre, credere che c'è un Dio solo, è giusto, ma se è soltanto un’affermazione senza opere, ossia priva di azioni di vita pratica, che valore ha? “Anche i demòni lo credono e tremano!”. 
L'uomo, quindi, è giustificato dalle opere della fede e non soltanto da una fede priva di opere. Avviene in essa ciò che avviene per il corpo che, senza lo spirito, è morto. Anche la fede senza opere è morta. 
Il Vangelo amplifica e approfondisce questa visione. Gesù insegna che la fede deve produrre il mutamento di tutta la vita e lo spiega con due immagini. 
La prima è prendere la propria croce. Per seguirlo, ognuno deve prendere la propria croce, ossia accettare rinunce, sacrifici, fatiche e sofferenze, unendole a quelle di lui. È la via stretta che ha indicato nelle parabole. 
La seconda immagine è “guadagnare il mondo intero”. A che gli serve guadagnarlo se perde la propria vita? 
Infine, il Signore ci fa riflettere anche su un altro aspetto: vergognarsi di lui. Infatti, non credergli e non vivere le sue parole significa vergognarsi di lui. Chi rifiuta la propria croce, rifiuta il fatto che la croce è la via della salvezza e respinge le parole e la vita di Gesù. 
Esse, però, sono l’unica norma di vita e di salvezza per tutti gli esseri umani. Lo conferma la sua frase finale, alquanto misteriosa: “alcuni, qui presenti, non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza”. 
Gesù allude alla sua imminente trasfigurazione e alla sua risurrezione. Alla luce si giunge solo mediante la croce: “Per crucem ad lucem”.

Riflessione 


Perché la fede senza le opere è morta?

Che cosa intende Gesù chiedendoci di rinnegare noi stessi e prendere la nostra croce?

Che cosa significa vergognarsi di Cristo?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 

O Padre, che hai risuscitato il tuo Figlio e in lui hai voluto finalmente sconfitta la morte, aiutaci a vivere nel tempo la sua stessa vita nello Spirito, e a vedere tutte le cose nella radiosa luce della sua risurrezione”.  

mercoledì 19 febbraio 2020

Tempo Ordinario - Giovedì 6ª settimana


Tempo Ordinario - Giovedì 6ª settimana


La lettera di S. Giacomo affronta un nuovo importante argomento: amare e rispettare i poveri, evitare gli atteggiamenti discriminatori verso di loro e i favoritismi verso i ricchi. 

Ascoltiamo la Parola di Dio


Gc 2, 1-9: 1Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali. 2Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d'oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. 3Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: "Tu siediti qui, comodamente", e al povero dite: "Tu mettiti là, in piedi", oppure: "Siediti qui ai piedi del mio sgabello", 4non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi? 5Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano? 6Voi invece avete disonorato il povero! Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali? 7Non sono loro che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi? 8Certo, se adempite quella che, secondo la Scrittura, è la legge regale: Amerai il prossimo tuo come te stesso , fate bene. 9Ma se fate favoritismi personali, commettete un peccato e siete accusati dalla Legge come trasgressori.


Mc 8, 27-33: In quel tempo, 27Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: "La gente, chi dice che io sia?". 28Ed essi gli risposero: "Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti". 29Ed egli domandava loro: "Ma voi, chi dite che io sia?". Pietro gli rispose: "Tu sei il Cristo". 30E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.31E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 32Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. 33Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: "Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini".   

Meditiamo con lo Spirito Santo


La lettera di S. Giacomo continua ad affrontare problemi difficili e concreti. 
Oggi, con un esempio molto chiaro, c’insegna a comportarci bene quando la comunità si riunisce in chiesa. 
Se entra un fratello con l’anello d'oro e le vesti lussuose e noi gli diciamo: “siediti qui, comodamente”, mentre a un povero con le vesti logore diciamo: “tu mettiti là, in piedi” o “siediti qui ai piedi del mio sgabello”, compiamo una grave discriminazione e un giudizio perverso. 
Dio, infatti, ha scelto come eredi del Regno, promesso a coloro che lo amano, quanti sono ricchi di fede e poveri agli occhi del mondo. Se non ci comportiamo come lui disonoriamo i poveri. 
Anche noi, quindi, come ha fatto il Signore, dobbiamo amare il nostro prossimo e i poveri come noi stessi. Quando perciò compiamo favoritismi e discriminazioni sulle persone, commettiamo un peccato, e la Legge divina ci accusa come trasgressori.  
S. Giacomo sottolinea come, nella realtà, siano proprio i ricchi ad opprimere, trascinare davanti ai tribunali e bestemmiare il bel nome di Cristo, che noi invochiamo. 
Gesù conferma questa situazione, come mostra il vangelo, quando annuncia ai suoi discepoli che dovrà soffrire molto ed essere rifiutato dai ricchi e i potenti del suo popolo: anziani, capi dei sacerdoti e scribi, che lo faranno uccidere. 
A Pietro, che non voleva accettare questa dura realtà e glielo disse, Gesù diede lo stesso rimprovero dato al demonio durante le sue tentazioni: “Va' dietro a me, Satana!”. 
Qui spiega anche la ragione di tale rimprovero a Pietro: “tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. 
Gesù qui è particolarmente severo perché anche altri suoi discepoli erano immersi nello stesso errore. Pensavano a un Messia vincitore come i potenti della terra e non a un salvatore e redentore che sacrifica se stesso nella sofferenza e nell’umiliazione, per amore puro e generoso verso tutti. 
Le vie dell’uomo, infatti, non sono le vie di Dio. Anche noi quindi, sempre e in tutto, non dobbiamo pensare come il mondo ma come Dio.  

Riflessione 


Come accogliere sempre i nostri fratelli più poveri nelle assemblee ecclesiali?

Perché discriminare e giudicare in modo perverso i poveri è un peccato? 

Quand’è che anche noi sbagliamo, non pensando secondo Dio, ma secondo gli uomini?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa


O Dio, che respingi i superbi e doni la tua grazia agli umili, ascolta il grido dei poveri e degli oppressi che si leva a te da ogni parte della terra: spezza il giogo della violenza e dell’egoismo che ci rende estranei gli uni agli altri, e fa’ che accogliendoci a vicenda come fratelli diventiamo segno dell’umanità rinnovata nel tuo amore”.