lunedì 26 giugno 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 417



YOUCAT Domanda n. 417 - Parte II.  Qual è il senso dell'unione sessuale all'interno del matrimonio?


(Risposta Youcat - ripetizione) In base al volere di Dio l'uomo e la donna devono unirsi nel piacere erotico e sensuale per unirsi sempre più profondamente nell'amore e per far nascere dei figli dal loro amore.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2364) La coppia coniugale forma una “intima comunità di vita e di amore [che], fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. Gli sposi si donano definitivamente e totalmente l'uno all'altro. Non sono più due, ma ormai formano una carne sola. L'alleanza stipulata liberamente dai coniugi impone loro l'obbligo di conservarne l'unità e l'indissolubilità [CIC canone 1056]. “L'uomo […] non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10,9) [Mt 19,1-12; 1Cor 7,10-11].

Per meditare

(Commento Youcat) Il corpo, il piacere e la gioia erotica hanno un ruolo di grande importanza nell'ottica cristiana: «Il Cristianesimo crede... che la materia sia buona, che Dio stesso ha assunto figura umana, che anche in cielo sarà una certa specie di corporeità e che questa sia parte integrante della nostra beatitudine, della nostra bellezza e della nostra forza. Il Cristianesimo ha onorato il matrimonio più di qualsiasi altra religione; quasi tutta la più alta poesia d'amore del mondo è stata scritta da cristiani, e chiunque definisca la sessualità come un male contraddice il Cristianesimo» (C.S. Lewis). Il piacere tuttavia non è fine a se stesso; se il piacere di una coppia si chiude in se stesso e non si apre alla nuova vita che vorrebbe scaturirne, non corrisponde all'essenza dell'amore.

(Commento CCC) (CCC 2365) La fedeltà esprime la costanza nel mantenere la parola data. Dio è fedele. Il sacramento del Matrimonio fa entrare l'uomo e la donna nella fedeltà di Cristo alla sua Chiesa. Mediante la castità coniugale, essi rendono testimonianza a questo mistero di fronte al mondo. San Giovanni Crisostomo suggerisce ai giovani sposi di fare questo discorso alla loro sposa: “Ti ho presa tra le mie braccia, ti amo, ti preferisco alla mia stessa vita. Infatti l'esistenza presente è un soffio, e il mio desiderio più vivo è di trascorrerla con te in modo tale da avere la certezza che non saremo separati in quella futura. [...] Metto l'amore per te al di sopra di tutto e nulla sarebbe per me più penoso che il non essere sempre in sintonia con te” [San Giovanni Crisostomo, In epistulam ad Ephesios, homilia 20, 8: PG 62, 146-147].

(Continua la domanda: Qual è il senso dell'unione sessuale all'interno del matrimonio?)

sabato 24 giugno 2017

12ª DomTO: Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!



12ª DomTO: Non abbiate paura: voi valete più di molti passeri!


Questa domenica descrive le condizioni difficili e sovente eroiche nelle quali il cristiano deve vivere per testimoniare la propria fede. Gesù, quindi, prepara i suoi apostoli e tutti i cristiani ad essere coraggiosi testimoni davanti al mondo e a tutte le genti, ad avere fermezza e fiducia in lui. Egli, infatti, ha vinto il mondo e i suoi discepoli, con l’aiuto della sua grazia, vinceranno come lui.

Ascoltiamo la Parola di Dio 


Ger 20,10-13: 10Sentivo la calunnia di molti: "Terrore all'intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo". Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: "Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta".11Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere; arrossiranno perché non avranno successo, sarà una vergogna eterna e incancellabile. 12Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente, possa io vedere la tua vendetta su di loro, poiché a te ho affidato la mia causa!13Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.


Rm 5,12-15: Fratelli, 12come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. 13Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.


Mt 10,26-33: In quel tempo Gesù disse ai suoi apostoli:  26Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Meditiamo con lo Spirito Santo


Il Tema di questa domenica riguarda le condizioni difficili, sovente eroiche, nelle quali la Chiesa e i cristiani di ogni tempo devono vivere la propria testimonianza di fede a Gesù Cristo. Gesù, quindi, prepara i suoi discepoli al compito di Apostoli davanti a tutte le genti. Il fondamento di ogni testimonianza è la fiducia in lui che ha vinto il mondo, unita alla convinzione che con la sua grazia, lo vinceremo con e come lui. La prima lettura presenta una persona tragica e grandiosa, il profeta Geremia, che circa seicento anni prima di Cristo subì umiliazioni, emarginazione, prigione e percosse per la sua eroica fedeltà alla parola di Dio. 
Egli vinse perché, nel colmo delle persecuzioni, invocò e ricevette l’aiuto del Signore, al suo “fianco come un prode valoroso”, per cui i suoi  persecutori non poterono prevalere. Avendo affidato la sua causa al Signore, Dio lo sostenne, lo confortò e infine lo liberò. Al termine delle sue sofferenze, Geremia invitò tutti i giusti che soffrono come lui, a lodare il Signore con il canto: “Cantate inni al Signore, lodate il Signore, perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori”. 
La seconda lettura conferma che il Signore soccorre e aiuta quanti confidano in lui. S. Paolo, infatti, sottolinea che il peccato entrò nel mondo per colpa di Adamo e insieme alla morte si propagò a tutti gli uomini. La venuta e la grazia di Cristo, però, hanno riversato su tutti, con abbondanza e pienezza, i doni di grazia e redenzione. Gesù Cristo Salvatore ci ha liberati da ogni forma di male e peccato e dalla morte. 
Paolo, quindi, confronta il vecchio Adamo peccatore con il Nuovo Adamo Gesù Cristo. Adamo peccatore è l’immagine dell’umanità che, in tutti i secoli, cede al trionfo di: male, violenza, distruzione, corruzione e ingiustizia. Anche oggi questa situazione permea le nostre culture e società. Ad essa si oppone il Nuovo Adamo Gesù Cristo, che genera un’umanità nuova, impegnata al trionfo di: bene, bontà, amore  e giustizia. 
La potenza del Nuovo Adamo, il Salvatore Gesù Cristo, è immensamente maggiore di quella del vecchio Adamo peccatore e salva l’intera umanità dalla corruzione, il male e la morte. Se crediamo in lui, comprendiamo la grandezza e attualità della parola di Gesù: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto”. Di qui il coraggio di fronte al mondo. 
Dobbiamo annunciare a tutti, ciò che il Signore ci ha detto e abbiamo ascoltato. Non temere i persecutori che uccidono il corpo, ma non hanno alcun potere sull’anima. Il Padre, che ha amorosa cura dei passeri e conosce il numero dei nostri capelli, quanto più amerà e curerà i suoi figli che lo amano, lo servono e soffrono persecuzioni per testimoniare al mondo la sua parola di verità e di amore. 
Di qui l’invito: “Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!” Alla gioiosa esortazione ad essere coraggiosi, fa seguire le maggiori promesse: “chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Non omette, però, l’ammonizione “chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. La scelta e decisione giusta di vita, quindi, è una sola: riconoscerlo, amarlo e glorificarlo, ed essere da lui e con lui riconosciuti, amati e glorificati.  

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa   


Poiché il Signore conosce la nostra debolezza nel testimoniare la sua parola la liturgia c’invita a invocare la forza dello Spirito perché non ci vergogniamo a confessarla con coraggio davanti a tutti: “O Dio, che affidi alla nostra debolezza l’annuncio profetico della tua parola, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma confessiamo con tutta franchezza il tuo nome davanti agli uomini, per essere riconosciuti da te nel giorno della tua venuta”. 


Nel porgere le nostre offerte chiediamo che ci ottengano di essere purificati, rinnovati e che la nostra vita sia bene accetta al Signore: “Accogli, Signore, la nostra offerta: questo sacrificio di espiazione e di lode ci purifichi e ci rinnovi, perché tutta la nostra vita sia bene accetta alla tua volontà”.
 
La partecipazione ai santi misteri ci ottenga da Dio di essere pienamente rinnovati e redenti: “O Dio, che ci hai rinnovati con il corpo e sangue del tuo Figlio, fa’ che la partecipazione ai santi misteri ci ottenga la pienezza della redenzione”.

giovedì 22 giugno 2017

Sacratissimo Cuore di Gesù: Imparate da me, che sono mite e umile di cuore



Sacratissimo Cuore di Gesù: Imparate da me, che sono mite e umile di cuore 


Gesù ha donato se stesso a tutti e, in particolare, ai piccoli, gli affaticati e li oppressi, ai quali ha aperto i tesori del suo Sacratissimo Cuore. Il linguaggio biblico ricorre al termine “cuore” per indicare la realtà più intima, profonda e autentica delle persone. I tesori dell’amore di Cristo provengono, quindi, dal suo Sacratissimo Cuore che è, insieme, divino e umano.  

Ascoltiamo la Parola di Dio 


Dt 7,6-11: Mosè parlò al popolo dicendo: 6Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio: il Signore, tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli che sono sulla terra.7Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, 8ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re d'Egitto. 9Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l'alleanza e la bontà per mille generazioni con coloro che lo amano e osservano i suoi comandamenti, 10ma ripaga direttamente coloro che lo odiano, facendoli perire; non concede una dilazione a chi lo odia, ma lo ripaga direttamente. 11Osserverai, dunque, mettendoli in pratica, i comandi, le leggi e le norme che oggi ti prescrivo.


1Gv 4,7-16: 7Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. 8Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. 10In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.11Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. 13In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. 14E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. 15Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16E noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.


Mt 11,25-30: 25In quel tempo Gesù disse: "Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita . 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero".   

Meditiamo con lo Spirito Santo


Nel linguaggio biblico, il cuore è la dimora in cui si abita. Indica il nostro centro più intimo, irraggiungibile dalla sola ragione e dagli altri, il centro delle decisioni profonde della nostra persona, della nostra verità e delle scelte di vita o di morte, che solo Dio scruta e conosce. Per la fede biblica è punto d'incontro dell'alleanza con Dio, perché viviamo sempre in relazione con lui. (CCC 2563). La tradizione spirituale della Chiesa considera il cuore come “profondità dell'essere” (Ger 31,33), dove la persona si decide per Dio (Dt 6,5; 29,3; Is 29,13; Ez 36,22; Mt 6,21; Lc 8,15; Rm 5,5) (CCC 368)
La Scrittura mostra l'unità del disegno divino del quale, dopo la Pasqua, Gesù è il cuore aperto (Lc 24,25-27.44-46). Il mistero del Cuore di Cristo, prima della sua passione era poco conosciuto e le oscurità della Scrittura dovevano esserne illuminate (CCC 112). Anche la vita di Gesù è illuminata dalla sua passione, agonia e morte, che mostrano il suo amore, fino all’immolarsi per noi. La Lettera ai Galati mostra il Figlio di Dio che “mi ha amato e ha dato se stesso per me(Gal 2,20) con la pienezza e potenza d’amore propria del suo cuore divino-umano. 
Il Sacro Cuore di Gesù, trafitto per redimerci, salvarci (Gv 19,34) e santificarci, è divenuto il segno dell'infinito amore, col quale il divin Redentore ama, senza limiti, il Padre e tutta l’umanità (CCC 478). Con l’Eucaristia, Cristo fa nascere dal suo Cuore la Chiesa, frutto della sua immolazione e dono totale compiuto con la sua morte in croce. Inizio e crescita della Chiesa sono il sangue e acqua che il Crocifisso versò dal suo costato aperto (Lumen gentium, 3) dalla lancia del soldato. Anche il mirabile sacramento dell’Eucaristia scaturì dal cuore di Cristo, trafitto sulla croce (Sacrosanctum concilium, 5). Per Sant'Ambrogio, come Eva fu formata dal costato di Adamo così la Chiesa nacque dal cuore di Cristo, trafitto in croce per noi (CCC 766)
Sapendo che con la Pasqua e l’Ascensione, doveva passare da questo mondo al Padre, Cristo ci lasciò l'Eucaristia, ossia se stesso, in forma sacramentale, come pegno del suo essere sempre con noi, al presente e nella gloria futura. Quando partecipiamo al suo Santo Sacrificio e riceviamo il suo Corpo, essi: ci sostengono nel pellegrinaggio di questa vita; ci conducono alla vita eterna; ci uniscono con la Chiesa del Cielo, la beatissima Vergine Maria e tutti i Santi (CCC 1419)
Il Figlio di Dio, diventato Figlio della Beata Vergine Maria, imparò le preghiere che ella serbava nel suo cuore, meditando le “grandi cose” realizzate dal Padre Onnipotente (Lc 1,49; 2,19; 2,51). Il suo Cuore ci rivelò la nuova preghiera filiale in spirito e verità, il Padre Nostro, che il Padre aspetta sempre dai suoi figli. Sulla croce e nell’agonia, il cuore di Gesù aderì amorosamente al “mistero della volontà” del Padre (Ef 1,9). Il suo Sacro Cuore è la fonte segreta, il sostegno e il modello anche della nostra adesione al suo cuore.     

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 


O Padre, che nel Cuore del tuo dilettissimo Figlio ci dài la gioia di celebrare le grandi opere del tuo amore per noi, fa’ che da questa fonte inesauribile attingiamo l’abbondanza dei tuoi doni”.

O Dio, fonte di ogni bene, che nel Cuore del tuo Figlio ci hai aperto i tesori infiniti del tuo amore, fa’ che rendendogli l’omaggio della nostra fede adempiamo anche al dovere di una giusta riparazione”.

 “Dio grande e fedele, che hai fatto conoscere ai piccoli il mistero insondabile del Cuore di Cristo, formaci alla scuola del tuo Spirito, perché nella fede del tuo Figlio che ha condiviso la nostra debolezza per farci eredi della tua gloria, sappiamo accoglierci gli uni gli altri con animo mite e generoso, rimanere in te che sei l’amore”. 

 “Guarda, o Padre,  all’immensa carità del Cuore del tuo Figlio, perché la nostra offerta sia a te gradita e ci ottenga il perdono di tutti i peccati”. 

Commento CCC a YouCat Domanda n. 417


YOUCAT Domanda n. 417 - Parte I.  Qual è il senso dell'unione sessuale all'interno del matrimonio?


(Risposta Youcat) In base al volere di Dio l'uomo e la donna devono unirsi nel piacere erotico e sensuale per unirsi sempre più profondamente nell'amore e per far nascere dei figli dal loro amore.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2362) “Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49]. La sessualità è sorgente di gioia e di piacere: “Il Creatore stesso […] ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro. Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione” [Pio XII, Discorso ai partecipanti al Convegno dell’Unione Cattolica Italiana delle Ostetriche (29 ottobre 1951)]. 

Per meditare

(Commento Youcat) Il corpo, il piacere e la gioia erotica hanno un ruolo di grande importanza nell'ottica cristiana: «Il Cristianesimo crede... che la materia sia buona, che Dio stesso ha assunto figura umana, che anche in cielo sarà una certa specie di corporeità e che questa sia parte integrante della nostra beatitudine, della nostra bellezza e della nostra forza. Il Cristianesimo ha onorato il matrimonio più di qualsiasi altra religione; quasi tutta la più alta poesia d'amore del mondo è stata scritta da cristiani, e chiunque definisca la sessualità come un male contraddice il Cristianesimo» (C.S. Lewis). Il piacere tuttavia non è fine a se stesso; se il piacere di una coppia si chiude in se stesso e non si apre alla nuova vita che vorrebbe scaturirne, non corrisponde all'essenza dell'amore.

(Commento CCC) (CCC 2363) Mediante l'unione degli sposi si realizza il duplice fine del matrimonio: il bene degli stessi sposi e la trasmissione della vita. Non si possono disgiungere questi due significati o valori del matrimonio, senza alterare la vita spirituale della coppia e compromettere i beni del matrimonio e l'avvenire della famiglia. L'amore coniugale dell'uomo e della donna è così posto sotto la duplice esigenza della fedeltà e della fecondità. 

(Continua la domanda: Qual è il senso dell'unione sessuale all'interno del matrimonio?)