lunedì 30 aprile 2007

Matteo 5,38-42 vendetta e perdono

Vendetta e perdono
(Mt 5, 38-42) "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle". (CCC n. 2844) La preghiera cristiana arriva fino al perdono dei nemici. Essa trasfigura il discepolo configurandolo al suo Maestro. Il perdono è un culmine della preghiera cristiana; il dono della preghiera non può essere ricevuto che in un cuore in sintonia con la compassione divina. Il perdono sta anche a testimoniare che, nel nostro mondo, l'amore è più forte del peccato. I martiri di ieri e di oggi rinnovano questa testimonianza di Gesù. Il perdono è la condizione fondamentale della Riconciliazione (2 Cor 5,18,21) dei figli di Dio con il Padre e degli uomini tra loro. (CCC n. 2845) Non c'è limite né misura a questo perdono essenzialmente divino (Mt 18,21-22; Lc 17, 3-4). Se si tratta di offese (di "peccati" secondo Lc 11,4 o di "debiti" secondo Mt 6,12), in realtà noi siamo sempre debitori: "Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole" (Rm 13,8). La comunione della Santissima Trinità è la sorgente e il criterio della verità di ogni relazione (1 Gv 3,19-24). Essa è vissuta nella preghiera, specialmente nell'Eucaristia (Mt 5, 23-24). (CCC n. 2843) Così prendono vita le parole del Signore sul perdono, su questo amore che ama fino alla fine (Gv 13,1). [...] Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l'offesa; ma il cuore che si offre allo Spirito Santo tramuta la ferita in compassione e purifica la memoria trasformando l'offesa in intercessione. (CCC n. 2443) Dio benedice coloro che soccorrono i poveri e disapprova coloro che se ne disinteressano. [...] "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8). Gesù Cristo riconoscerà i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri (Mt 25,31-36). Allorché "ai poveri è predicata la buona novella" (Mt 11,5) è segno che Cristo è presente.

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