lunedì 18 gennaio 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 229 – Parte I.




YOUCAT Domanda n. 229 - Parte I. Che cosa rende un uomo disposto alla penitenza?


(Risposta Youcat) Prendendo coscienza del peccato personale si percepisce il desiderio di migliorarsi: questo è il pentimento, che raggiungiamo considerando la contraddizione fra l'amore di Dio e il nostro peccato. Allora proviamo dolore per i nostri peccati, ci proponiamo di cambiare la nostra vita e riponiamo tutta la nostra speranza nell'aiuto di Dio.    

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1431) La penitenza interiore è un radicale nuovo orientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza della misericordia di Dio e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato “animi cruciatus [afflizione dello spirito]”, “compunctio cordis [contrizione del cuore]” [Concilio di Trento: DS 1676-1678; 1705; Catechismo Romano, 2, 5, 4].

Per meditare

(Commento Youcat) La realtà del peccato viene spesso rimossa; c'è addirittura chi crede che contro il senso di colpa ci sia bisogno solo di una terapia psicologica. Un vero senso di colpa è invece importante. È come in macchina: quando il tachimetro ci dice che abbiamo superato il limite di velocità, la colpa non è del tachimetro, ma di chi guida. Allo stesso modo, quanto più ci avviciniamo a Dio, che è luce, tanto più emergono anche i nostri lati oscuri; meno male che Dio non è una luce che brucia, ma una luce che sana; per questo il pentimento ci spinge a penetrare nella luce in cui recuperiamo la salvezza.   

(Commento CCC) (CCC 1430) Come già nei profeti, l'appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non riguarda anzitutto opere esteriori, “il sacco e la cenere”, i digiuni e le mortificazioni, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore. Senza di essa, le opere di penitenza rimangono sterili e menzognere; la conversione interiore spinge invece all'espressione di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere di penitenza [Gl 2,12-13; Is 1,16-17; Mt 6,1-6.16-18]. (CCC 1490) Il cammino di ritorno a Dio, chiamato conversione e pentimento, implica un dolore e una repulsione per i peccati commessi, e il fermo proposito di non peccare più in avvenire. La conversione riguarda dunque il passato e il futuro; essa si nutre della speranza nella misericordia divina. (Continua)

(Continua la domanda: Che cosa rende un uomo disposto alla penitenza?)