mercoledì 13 aprile 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 269



YOUCAT Domanda n. 269 - I coniugi che si trovino in stato di conflittualità possono separarsi?


(Risposta Youcat) La Chiesa ha un grande rispetto per la capacità dell'essere umano di mantenere una promessa e di legarsi in un legame di fedeltà destinato a durare per tutta la vita. La Chiesa prende le persone sul serio. Ma ogni matrimonio può essere messo a repentaglio da crisi. Il dialogo comune, la preghiera (comune) e talvolta anche l'aiuto di un terapeuta possono aprire la strada alla soluzione della crisi. Ma soprattutto si può riaccendere la speranza ricordandosi che nel legame del matrimonio è in causa anche una terza persona (Cristo). Coloro per i quali il matrimonio è diventato una condizione intollerabile, oppure sono esposti alla violenza psichica e fisica, possono separarsi dal coniuge: si definisce questa una «separazione di mensa e di letto», che deve essere comunicata alla Chiesa; in questi casi, anche se la convivenza viene interrotta, il matrimonio rimane valido.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1629) Per questo motivo (o per altre cause che rendono nullo e non avvenuto il matrimonio, cf. CIC canoni 1083-1108) la Chiesa può, dopo esame della situazione da parte del tribunale ecclesiastico competente, dichiarare “la nullità del matrimonio”, vale a dire che il matrimonio non è mai esistito. In questo caso i contraenti sono liberi di sposarsi, salvo rispettare gli obblighi naturali derivati da una precedente unione [CIC canone 1071, § 1, 3.

Per meditare

(Commento Youcat) Ci sono tuttavia anche casi nei quali la crisi di un matrimonio va ricondotta al fatto che uno dei coniugi o entrambi, al momento della celebrazione del matrimonio, non erano in grado di sposarsi o non hanno espresso la piena volontà di farlo. In questi casi si può richiedere a un tribunale diocesano la istituzione del processo di nullità del matrimonio.  

(Commento CCC) (CCC 1649) Esistono tuttavia situazioni in cui la coabitazione matrimoniale diventa praticamente impossibile per le più varie ragioni. In tali casi la Chiesa ammette la separazione fisica degli sposi e la fine della coabitazione. I coniugi non cessano di essere marito e moglie davanti a Dio; non sono liberi di contrarre una nuova unione. In questa difficile situazione, la soluzione migliore sarebbe, se possibile, la riconciliazione. La comunità cristiana è chiamata ad aiutare queste persone a vivere cristianamente la loro situazione, nella fedeltà al vincolo del loro matrimonio che resta indissolubile [Familiaris consortio, 83; CIC canoni 1151-1155].    

(Prossima domanda: Come si pone la Chiesa di fronte ai divorziati risposati?)

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