domenica 17 luglio 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 316 - Parte II.




YOUCAT Domanda n. 316 - Parte II. Come si fa a distinguere i peccati gravi (mortali) da quelli meno gravi (veniali)?


(Risposta Youcat – ripetizione) Il peccato grave distrugge la forza divina dell'amore presente nel cuore di ogni uomo, senza la quale non può esistere beatitudine eterna; per questo è chiamato peccato mortale, e interrompe il rapporto con Dio, che invece i peccati veniali si limitano a compromettere.         

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1854) E' opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, [1Gv 5,16-17] si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini la convalida. (CCC 1855) Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore. Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca.   

Per meditare

(Commento Youcat) Un peccato mortale separa l'uomo da Dio. La premessa di un peccato di questo tipo è quella di riferirsi ad un valore importante, quindi diretto contro Dio o contro la vita (come ad es. l'omicidio, la bestemmia, l'adulterio) ed è commesso con piena avvertenza e deliberato consenso. Sono invece veniali i peccati che si riferiscono a valori sottoordinati (l'onore, la proprietà, la verità ecc.), oppure quelli che sono commessi senza la piena avvertenza della loro gravità o senza deliberato consenso. Peccati di questo tipo compromettono il rapporto con Dio, ma non lo interrompono.

(Commento CCC) (CCC 1856) Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione: “Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale [...] tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc. [...] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo, è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc., tali peccati sono veniali [Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 88, 2].       

(Continua la domanda: Come si fa a distinguere i peccati gravi (mortali) da quelli meno gravi (veniali)?)

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