lunedì 18 luglio 2016

Commento CCC a YouCat Domanda n. 316 - Parte III.



YOUCAT Domanda n. 316 - Parte III. Come si fa a distinguere i peccati gravi (mortali) da quelli meno gravi (veniali)?


(Risposta Youcat – ripetizione) Il peccato grave distrugge la forza divina dell'amore presente nel cuore di ogni uomo, senza la quale non può esistere beatitudine eterna; per questo è chiamato peccato mortale, e interrompe il rapporto con Dio, che invece i peccati veniali si limitano a compromettere.      

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 1857) Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: “E' peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia, 17]. (CCC 1858) La materia grave è precisata dai Dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre” (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tener conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.    

Per meditare

(Commento Youcat) Un peccato mortale separa l'uomo da Dio. La premessa di un peccato di questo tipo è quella di riferirsi ad un valore importante, quindi diretto contro Dio o contro la vita (come ad es. l'omicidio, la bestemmia, l'adulterio) ed è commesso con piena avvertenza e deliberato consenso. Sono invece veniali i peccati che si riferiscono a valori sottoordinati (l'onore, la proprietà, la verità ecc.), oppure quelli che sono commessi senza la piena avvertenza della loro gravità o senza deliberato consenso. Peccati di questo tipo compromettono il rapporto con Dio, ma non lo interrompono.

(Commento CCC) (CCC 1859) Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell'atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L'ignoranza simulata e la durezza del cuore [Mc 3,5-6; Lc 16,19-31] non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.       

(Continua la domanda: Come si fa a distinguere i peccati gravi (mortali) da quelli meno gravi (veniali)?)

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