sabato 4 marzo 2017

1ª Dom di Quaresima A: Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto



1ª Dom di Quaresima A: Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto      


Il Triduo Pasquale e i successivi Cinquanta Giorni che portano alla Pentecoste sono il centro e il fondamento luminoso dell’anno liturgico. In Quaresima, le letture bibliche hanno per centro il Mistero Pasquale del nostro Signore Gesù Cristo. Il tempo di Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e prepara i cristiani, mente e cuore, all’adeguata celebrazione di quei misteri importanti e gloriosi. In essi, fin dai primi secoli, la Chiesa completava la preparazione dei catecumeni al loro battesimo nella Veglia Pasquale. In questa prima Domenica il Vangelo presenta la Tentazione di Gesù, sia in se stessa che in rapporto alla storia della nostra salvezza.

Ascoltiamo la Parola di Dio  


Gen 2, 7-9; 3, 1-7: 7Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.8Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. 9Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. 3,1Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: "Non dovete mangiare di alcun albero del giardino"?". 2Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete"". 4Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! 5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male". 6Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. 7Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”.

Rm 5, 12-19: “12[Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…] 13Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la legge, 14la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. 16E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute ed è per la giustificazione. 17Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. 18Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita. 19Infatti, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”.

Mt 4, 1-11: “1In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane". 4Ma egli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". 5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo depose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra. 7 Gesù gli rispose: "Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". 8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: 9"Tutte queste cose io ti darò, se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai". 10Ma Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore Dio tuo adorerai: a lui solo renderai culto”. 11Allora il diavolo lo lasciò ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”.

Meditiamo con l’aiuto dello Spirito Santo 


I quaranta giorni della Quaresima esprimono bene i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel digiuno e nel deserto. La Chiesa li rivive per fare partecipare anche noi al mistero di Gesù che digiunò, pregò e soffrì, perché anche noi vincessimo le tentazioni, con lui e come lui. La Liturgia della Quaresima fa rivivere questi misteri nel loro aspetto sacramentale. I quaranta giorni di Gesù nel deserto evocano i quarant’anni nei quali Israele peregrinò nel deserto. Essi, però, rappresentano anche la nostra vita, che ritorna sovente a quei vecchi peccati di ribellione, inosservanza e sfiducia. 
Gesù incomincia il cammino verso la sua Passione lottando contro le tentazioni. Matteo descrive le tentazioni di Gesù, come deformazioni diaboliche della sua missione messianica. Satana, infatti, chiedendo a Gesù di mostrare i propri poteri divini, anticipa le derisioni che il Figlio di Dio subirà sulla croce: “salva te stesso, scendi dalla croce”. Gesù, anziché servirsi a proprio vantaggio dei suoi poteri divini, volle entrare nei deserti desolati della nostra esistenza umana per risanarli e guarirci. Volle camminare con noi e soffrire per noi, sino alla fine del suo pellegrinaggio terreno. Fece questo perché ci ama fino in fondo. Volle, quindi, assoggettarsi alla tentazione e alla morte, per essere totalmente solidale con noi, perché anche noi possiamo condividere interamente con lui la sua vittoria su la tentazione, il dolore e la morte. 
Gesù vinse la tentazione satanica di trasformare le pietre in pane, poiché preparava qualcosa immensamente migliore: trasformare noi, “pietre morte” nel suo “pane di vita”. Morendo ci ha dato se stesso: pane vivo eucaristico, cibo di Vita eterna, Vita divina, fonte di Risurrezione. Col suo pane trasforma i nostri cuori di pietra in cuori di carne, capaci di amare, perdonare, riconciliarci e usare misericordia nella vita di ogni giorno. In un mondo sempre affamato di Dio, Gesù trasforma le pietre del nostro egoismo nel suo pane di amore divino, che riempie il nostro cuore del suo autentico amore. 
Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea bene il valore salvifico di questi misteriosi avvenimenti. Gesù è il nuovo Adamo, pienamente fedele al Padre, opposto al vecchio Adamo che si lasciò vincere dalla tentazione. Gesù, obbediente in tutto alla volontà del Padre, è l’esatto opposto del popolo, che nel deserto, per quarant’anni provocò Dio e gli disobbedì. 
Vincendo le tentazioni sataniche, Cristo anticipò la sua piena vittoria che avrebbe conseguito nella sua dolorosa passione (CCC 539). Satana, rimasto sconfitto nella tentazione del pane, ricorse a quella dei segni immediati di un miracolismo messianico magico, inutile e privo di ogni senso, come il gettarsi dal punto più alto del tempio e rimanere incolume. Anche qui fu sconfitto un seconda volta, per cui passò alla terza tentazione: il messianismo politico, l’idolatria del potere, il culto del dominio. Gesù lo sconfisse ancora, confermando la sua dedizione totale al progetto di amore; al dono di sé al Padre; la sua opposizione a ogni sopraffazione e potere.

La prima lettura, dalla Genesi, illumina bene il perenne contesto di due tipi di umanità. Da una parte, presenta l’uomo peccatore, che vuole decidere ciò che è bene o male, fuori e contro Dio, cadendo nelle insanabili contraddizioni con se stesso, con tutti e con  tutto. Dall’altra parte presenta l’uomo giusto, che è in armonia d’amore con Dio, con se stesso e con il prossimo. Vi saranno sempre persone tentate e vinte dall’orgoglio, egoismo e sete di potere, ma guarite dal Signore. 
Nella sua Lettera, Paolo descrive bene la reale portata della vittoria di Cristo, che non si limitò a una semplice “restaurazione” o una “guarigione dalle ferite del peccato”. Egli, infatti, ci ha elevati allo splendore della figliazione divina, alla dignità dei figli di Dio, alla risurrezione dei nostri corpi mortali. Il Signore Gesù ci apre, una volta per sempre, il suo stesso orizzonte di vita divina, infinito e luminoso. Ci ha confermato la possibilità di somigliare perfettamente a lui, vero Figlio di Dio e unico prototipo dell’autentico Adamo, ossia dell’uomo perfetto che è in Cristo.      

Preghiamo con la Liturgia della Chiesa


Nelle Preghiere iniziali chiediamo che la Quaresima attui la nostra conversione, aumentando la nostra conoscenza e testimonianza di Cristo. Fragili per le ferite dell’antico peccato, chiediamo che la forza della Parola vinca in noi le seduzioni del maligno e ci dia la gioia dello Spirito: “O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”. 
O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo d’intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale per vincere le seduzioni del maligno e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito”.

Nell’offrire i nostri doni invochiamo: “Si rinnovi, Signore, la nostra vita e con il tuo aiuto s’ispiri sempre più al sacrificio che santifica l’inizio della Quaresima, tempo favorevole per la nostra salvezza”.

Concludiamo chiedendo di aver sempre fame del pane vivo e vero che è Cristo e della sua parola di vita eterna: “Il pane del cielo che ci hai dato, o Padre, alimenti in noi la fede, accresca la speranza, rafforzi la carità, e c’insegni ad aver fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca”.    

Gualberto Gismondi ofm