sabato 12 agosto 2017

19ª DomTO A: Davvero tu sei Figlio di Dio!



19ª DomTO A: Davvero tu sei Figlio di Dio!


In questa domenica la Parola di Dio ci presenta alcuni esempi nei quali gli atteggiamenti fragili o sbagliati, dell’intelligenza, della volontà o dei sentimenti umani, ma soprattutto della nostra fede, c’impediscono una giusta conoscenza di Dio. Il Vangelo, quindi, offre un esempio di come queste carenze nascono, vanno affrontate, combattute e vinte.

Ascoltiamo la Parola di Dio 


1Re 19,9.11-13: In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Horeb] 9entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Che cosa fai qui, Elia?".11Gli disse: "Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore". Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.  


Rm 9,1-5:  Fratelli, 1dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: 2ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. 3Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. 4Essi sono Israeliti e hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; 5a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.


Mt 14,22-33: [Dopo che la folla ebbe mangiato] 22subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: "È un fantasma!" e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: "Coraggio, sono io, non abbiate paura!". 28Pietro allora gli rispose: "Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque". 29Ed egli disse: "Vieni!". Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: "Signore, salvami!". 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?". 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: "Davvero tu sei Figlio di Dio!".

Meditiamo con lo Spirito Santo   


La prima lettura, dall’Antico Testamento, presenta uno dei momenti più difficili per la fede del popolo di Dio. Elia, il “profeta di fuoco”, pieno di zelo per il vero culto, è perseguitato a morte. Per questo, fugge nel deserto e trova conforto sull’Oreb-Sinai, il monte dell’incontro col Signore. Sulla santa montagna sente un vento impetuoso che scuote le rocce, poi un grande fuoco e un forte terremoto. Dio però non è in essi. Si presenta invece con una brezza soave e tranquilla, indice d’intimità, tranquillità, semplicità, pazienza e pace. È in questi caratteri che possiamo sempre incontrare il Dio della pace. La seconda lettura offre  lo stesso insegnamento. 
S. Paolo soffre gran dolore per gli Israeliti che non sanno trovare Gesù, Figlio di Dio, negli immensi doni ricevuti dal Padre: i patriarchi, l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, le promesse, la legge, il culto, le Scritture. Tutti questi doni parlano di Cristo, lo preannunciano da secoli, lo provano con certezza. Paolo soffre a tal punto l’accecamento dei suoi fratelli, da desiderare di essere lui stesso al loro posto, separato da Cristo, purché essi riconoscano Gesù vero Figlio di Dio. Riconosce, quindi, negli atteggiamenti fragili e sbagliati, della loro intelligenza, volontà e sentimenti umani l’ostacolo a questo riconoscimento. 
Anche il Vangelo mostra chiaramente le stesse carenze. Di notte, al buio, con forte vento contrario e ondate che agitano la barca, i discepoli hanno paura. Vedendo Gesù camminare sulle onde, pensano a un fantasma e gridano dal timore. Gesù li tranquillizza e rassicura: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Pietro, impetuoso e imprudente, chiede di poter camminare sulle acque. Gesù accetta. Pietro scende dalla barca e cammina sull’acqua. A causa del forte vento, però, s’impaurisce e comincia ad affondare. Il Vangelo è assai preciso al riguardo. Pietro cammina senza affondare; le acque lo sorreggono, nasce però in lui la paura del vento, che è una realtà secondaria. Teme, quindi, quando e dove non c’è nulla da temere. Per questo comincia ad affondare. 
Ciò che è più grave è che Pietro cade nella paura proprio mentre il Signore gli è vicinissimo. Gesù lo prende subito per mano, ma gli dice chiaramente che è la poca fede a farlo soccombere, causando in lui dubbi e paure inutili. Sono gli stessi dubbi e paure che fanno affondare l’umanità che ha poca fede. Gesù sale sulla barca e tutto si calma. 
La conclusione è bellissima, i discepoli gli si prostrano adoranti e riconoscono: "Davvero tu sei Figlio di Dio!”. Sì. Gesù è veramente Figlio di Dio e Signore dell’universo e di tutto ciò che ne fa parte. È anche Signore della storia, sempre presente vicino a noi, che ci prende per mano, ci salva da ogni avversità e ci ripete sempre: “sono io, non temete”. Lo fa da ventun secoli guidando, proteggendo e salvando la Chiesa e tutti noi, nelle nostre esistenze sempre piene di pericoli, rischi e insidie. 
Pietro rappresenta l’entusiasmo eccessivo e imprudente di quanti cedono alle prime difficoltà e temono dove non c’è alcun motivo di temere. Per i discepoli, adorare Gesù e “confessare”: “Tu sei davvero il Figlio di Dio” fu un punto d’arrivo sofferto e faticoso. Per noi, credergli, adorarlo e confessarlo è sempre punto di partenza, fonte di gioia, sicurezza e pace.      

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa 


L’orazione chiede di saper riconoscere la presenza del Signore nel creato, nella storia e nella nostra vita per poter affrontare ogni prova camminando con Cristo: “Onnipotente Signore, che domini tutto il creato, rafforza la nostra fede e fa che ti riconosciamo presente in ogni avvenimento della vita e della storia, per affrontare serenamente ogni prova e camminare con Cristo verso la tua pace”.  

I doni del pane e del vino, che il Signore pone nelle nostre mani, diventino per noi sacramenti di salvezza: “Accogli con bontà, Signore, questi doni che tu stesso hai posto nelle mani della tua Chiesa, e con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza”. 
Chiediamo al Signore che i sacramenti ai quali partecipiamo ci salvino e ci confermino nella sua verità: “La partecipazione a questi sacramenti salvi il tuo popolo Signore, e lo confermi nella luce della tua verità”.

Gualberto Gismondi ofm

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