mercoledì 9 agosto 2017

Commento CCC a YouCat Domanda n. 444



YOUCAT Domanda n. 444 - Che cosa dice la dottrina sociale in fatto di lavoro e di disoccupazione?


(Risposta Youcat) Quello di lavorare è un esplicito incarico che Dio ha dato a noi uomini. Con sforzo comune, dobbiamo conservare e continuare l'opera della sua creazione: «Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2,15); il lavoro è per la maggior parte degli uomini il principale mezzo di sostentamento, e la disoccupazione è una grave piaga che deve essere combattuta con decisione.

Riflessione e approfondimenti

(Commento CCC) (CCC 2433) L'accesso al lavoro e alla professione deve essere aperto a tutti, senza ingiusta discriminazione: a uomini e a donne, a chi è in buone condizioni psico-fisiche e ai disabili, agli autoctoni e agli immigrati [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 19; 22-23]. In rapporto alle circostanze, la società deve da parte sua aiutare i cittadini a trovare un lavoro e un impiego [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 48].

Per meditare

(Commento Youcat) Mentre oggi molti uomini che lavorerebbero volentieri non trovano un posto di lavoro, ci sono altri «affetti dalla sindrome da lavoro», che a causa dell'intensa attività lavorativa non hanno più tempo per Dio e per gli altri uomini. E mentre molte persone, col loro stipendio, non hanno neppure di che sfamare se stesse e le loro famiglie, altri guadagnano tanto da potersi permettere una vita di Lusso incredibile. Il lavoro non è fine a se stesso, ma deve servire alla realizzazione di una società degna degli uomini. La Dottrina sociale cattolica si pronuncia quindi a favore di un ordine economico in cui tutti cooperino attivamente e prendano parte al benessere così realizzato; richiede un giusto salario che permetta a tutti un'esistenza dignitosa ed esorta i ricchi alle virtù della moderazione e della condivisione solidale.

(Commento CCC) (CCC 2434) Il giusto salario è il frutto legittimo del lavoro. Rifiutarlo o non darlo a tempo debito può rappresentare una grave ingiustizia [Lv 19,13; Dt 24,14-15; Gc 5,4]. Per stabilire l'equa remunerazione, si deve tener conto sia dei bisogni sia delle prestazioni di ciascuno. “Il lavoro va remunerato in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere al singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano materiale, sociale, culturale e spirituale, corrispondentemente al tipo di attività e grado di rendimento economico di ciascuno, nonché alle condizioni dell'impresa e al bene comune” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 67]. Non è sufficiente l'accordo tra le parti a giustificare moralmente l'ammontare del salario.

(Prossima domanda: Che cosa significa il principio «priorità del lavoro nei confronti del capitale»?)

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