Spirito e Vita

giovedì 8 novembre 2018

Giovedì 31ª settimana


Giovedì 31ª settimana  

Paolo chiama “carne” i beni che ci rendono orgogliosi, sopra gli altri o senza bisogno di nessuno. Di fronte alla grandeza di Cristo essi sono solo perdite. Nel Vangelo, a scribi e farisei che lo rimproverano di “accogliere” i peccatori, Gesù risponde che vi è più gioia in cielo per un solo peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. 

Ascoltiamo la Parola di Dio


 Fil 3, 3-8: Fratelli, 3i veri circoncisi siamo noi, che celebriamo il culto mossi dallo Spirito di Dio e ci vantiamo in Cristo Gesù senza porre fiducia nella carne, 4sebbene anche in essa io possa confidare. Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: 5circonciso all'età di otto giorni, della stirpe d'Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; 6quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall'osservanza della Legge, irreprensibile. 7Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. 8Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore.

Lc 15, 1-10: In quel tempo, 1si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". 3Ed egli disse loro questa parabola: 4"Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. 8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto". 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte".  

Meditiamo con lo Spirito Santo


Paolo considera autentici figli di Dio quanti sono mossi dallo Spirito Santo, confidano in Gesù e non pongono alcuna fiducia nella carne. Carne” sono tutte le cose che ci rendono superbi, orgogliosi, superiori agli altri e non bisognosi di nessuno. 
Paolo riconosce che anche lui, un tempo, come fariseo, irreprensibile nella Legge e persecutore della Chiesa, confidava in esse ritenendole un guadagno. Quando, però, conobbe la grandezza e la sublimità del Signore Gesù Cristo, le considerò tutte una perdita. 
Nel Vangelo, scribi e farisei mormorano, rimproverando a Gesù di “accogliere” i peccatori e di mangiare con loro. Gesù dice loro due parabole. 
Una è sulla pecora smarrita, che il pastore cerca finché non la trova e pieno di gioia se la carica sulle spalle e chiama amici e vicini a far festa. 
L’altra è sulla donna che perde una moneta e la cerca finché, trovandola, si rallegra con amiche e vicine. 
L’aspetto da notare è che il pastore non aspetta che la pecora torni, ma è egli stesso che le va incontro fino a trovarla. Ciò esprime un atteggiamento fortemente pastorale e missionario: andare incontro, andare e cercare. 
Un altro aspetto è la grande attenzione concentrata sul singolo. Essa mostra che Dio vuole bene a tutti, ma che ognuno gli sta particolarmente a cuore. Perciò concentra concretamente il suo amore salvifico e universale su ogni singolo che ha bisogno di lui. 
Quanto all’affermazione di Gesù: “così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione” va inquadrata nel contesto della risposta data agli scribi e ai farisei che, pretendendo di essere “giusti”, mormoravano contro di lui e disprezzavano il prossimo.

Riflessione 


Quali cose sono per noi la “carne”, in cui non dobbiamo mai confidare?

Ci è chiaro il significato fortemente missionario della prima parabola?

Perché c’è più gioia in cielo per un solo peccatore convertito che per novantanove “giusti”?

Preghiamo con la Liturgia e la Chiesa


O Dio, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto, rendici degni della tua chiamata: porta a compimento ogni nostra volontà di bene, perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa per condividere i beni della terra e del cielo”.