Lc 5, 27-32 Chiama Levi, pranza coi peccatori
(Lc 5, 27-32) Chiama Levi, pranza coi peccatori
[27] Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi!". [28] Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. [29] Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente seduta con loro a tavola. [30] I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: "Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?". [31] Gesù rispose: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; [32] io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi". (CCC 588) Gesù ha scandalizzato i farisei mangiando con i pubblicani e i peccatori [Lc 5,30] con la stessa familiarità con cui pranzava con loro [Lc 7,36; 11,37; Lc 14,1]. Contro quelli tra i farisei “che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri” (Lc 18,9), [Gv 7,49; 9,34 ] Gesù ha affermato: “Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi” (Lc 5,32). Si è spinto oltre, proclamando davanti ai farisei che, essendo il peccato universale, [Gv 8,33-36] coloro che presumono di non aver bisogno di salvezza, sono ciechi sul proprio conto [Gv 9,40-41]. (CCC 589) Gesù ha suscitato scandalo soprattutto per aver identificato il proprio comportamento misericordioso verso i peccatori con l'atteggiamento di Dio stesso a loro riguardo [Mt 9,13; Os 6,6]. È arrivato a lasciar intendere che, sedendo a mensa con i peccatori, [Lc 15,1-2] li ammetteva al banchetto messianico [Lc 15,23-32]. Ma è soprattutto perdonando i peccati, che Gesù ha messo le autorità religiose di Israele di fronte a un dilemma. Infatti, come costoro, inorriditi, giustamente affermano, solo Dio può rimettere i peccati [Mc 2,7]. Perdonando i peccati, Gesù o bestemmia perché è un uomo che si fa uguale a Dio, [Gv 5,18; 10,33] oppure dice il vero e la sua Persona rende presente e rivela il Nome di Dio [Gv 17,6; 17,26].