At 26, 19-23 Cristo luce di popolo e pagani
(At 26, 19-23) Cristo luce di popolo e pagani
[19] Pertanto, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste; [20] ma prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di convertirsi e di rivolgersi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione. [21] Per queste cose i Giudei mi assalirono nel tempio e tentarono di uccidermi. [22] Ma l'aiuto di Dio mi ha assistito fino a questo giorno, e posso ancora rendere testimonianza agli umili e ai grandi. Null'altro io affermo se non quello che i profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, [23] che cioè il Cristo sarebbe morto, e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai pagani". (CCC 601) Questo disegno divino di salvezza attraverso la messa a morte del “Servo Giusto” [Is 53,11; At 3,14] era stato anticipatamente annunziato nelle Scritture come un mistero di redenzione universale, cioè di riscatto che libera gli uomini dalla schiavitù del peccato [Is 53,11-12; Gv 8,34-36]. San Paolo professa, in una confessione di fede che egli dice di avere “ricevuto”, che “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture” (1Cor 15,3) [At 3,18; 7,52; 13,29; At 26,22-23]. La morte redentrice di Gesù compie in particolare la profezia del Servo sofferente [Is 53,7-8; At 8,32-35]. Gesù stesso ha presentato il senso della sua vita e della sua morte alla luce del Servo sofferente [Mt 20,28]. Dopo la Risurrezione, egli ha dato questa interpretazione delle Scritture ai discepoli di Emmaus, [Lc 24,25-27] poi agli stessi Apostoli [Lc 24,44-45].