1Gv 4, 15-18 Chi sta nell'amore dimora in Dio
(1Gv 4, 15-18) Chi sta nell'amore dimora in Dio
[15] Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. [16] Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. [17] Per questo l'amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. [18] Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore.
(CCC 231) Il Dio della nostra fede si è rivelato come colui che è; si è fatto conoscere come “ricco di grazia e di misericordia” (Es 34,6). Il suo Essere stesso è Verità e Amore. (CCC 220) L'amore di Dio è “eterno” (Is 54,8): “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto” (Is 54,10). “Ti ho amato di un amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà” (Ger 31,3). (CCC 733) “Dio è amore” (1Gv 4,8.16) e l'amore è il primo dono, quello che contiene tutti gli altri. Questo amore, Dio l'ha “riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato” (Rm 5,5). (CCC 605) Questo amore è senza esclusioni; Gesù l'ha richiamato a conclusione della parabola della pecorella smarrita: “Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli” (Mt 18,14). Egli afferma di “dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28); quest'ultimo termine non è restrittivo: oppone l'insieme dell'umanità all'unica persona del Redentore che si consegna per salvarla [Rm 5,18-19]. La Chiesa, seguendo gli Apostoli [2Cor 5,15; 1Gv 2,2], insegna che Cristo è morto per tutti senza eccezioni: “Non vi è, non vi è stato, non vi sarà alcun uomo per il quale Cristo non abbia sofferto” [Concilio di Quierzy (anno 853): DS 624].